«Apriremo un'indagine»

di Ilaria BonuccelliwLIVORNOUn «fenomeno nuovo». Sul quale avviare «accertamenti». Con il «massimo impegno». E, soprattutto, in collaborazione con il Garante della Privacy italiano. Non si sottrae l'Autorità Garante della Privacy in Albania al confronto sul traffico illegale di numeri di telefono denunciato nell'inchiesta esclusiva de Il Tirreno. Un vero e proprio mercato nero dei nostri dati, venduti anche a meno di 1 centesimo da mercanti con base in Albania, ma "fornitori" in Italia. Sia di numeri fissi, sia di cellulari e - ultimo aggiornamento - anche di e-mail.INDAGINE AMMINISTRATIVADi fronte a questa mancata protezione dei nostri dati - resa macroscopico dallo scandalo Facebook - il Garante della Privacy italiano ha sollecitato un intervento dell'analoga Autorità dell'Albania, con cui (dal 2015) è in corso una cooperazione internazionale per il contrasto alle attività illecite. Contattato da Il Tirreno, l'ufficio di Besnik Dervishi, commissario albanese per la Protezione dei dati personali, conferma questo impegno. E annuncia un'indagine amministrativa sul commercio illegale di numeri di telefono: «In primo luogo - risponde - grazie mille per il coinvolgimento del vostro quotidiano in merito all'inchiesta avviata "Sul commercio illegale di numeri di telefono". Dopo aver analizzato gli articoli pubblicati, l'Ufficio del Commissario ha concluso che si tratta di un caso molto serio che richiede particolare attenzione e il massimo impegno da parte nostra e dell'Autorità per la protezione dei dati italiana. Nessuna indicazione di un commercio illegale di numeri di telefono è stata precedentemente portata all'attenzione dell'Ufficio del Commissario in Albania, quindi vi ringraziamo ancora una volta per averci informati su questo fenomeno, che certamente motiva l'Ufficio del Commissario ad avviare le procedure per un'indagine amministrativa contro qualsiasi attività commerciale o manager coinvolto in questa attività illegale».FENOMENO NUOVOUn impegno del genere - sottolinea il Commissario albanese per la protezione dei dati personali - non può essere condotto in solitaria. C'è necessità di una stretta collaborazione con l'Italia. Collaborazione che l'Autorità italiana per la Privacy ha già sollecitato nei giorni scorsi: «Con riferimento alla dichiarazione rilasciata dall'Autorità Garante per la protezione dei dati al vostro giornale - prosegue l'Ufficio del Commissario in Albania - siamo in attesa di ricevere la richiesta ufficiale da parte della suddetta Autorità insieme a informazioni di supporto, che serviranno da base per ulteriori azioni amministrative. L'ufficio del commissario, in attuazione dell'accordo di cooperazione in vigore con l'autorità italiana per la protezione dei dati vorrebbe esprimere la sua determinazione e il suo impegno nell'adottare azioni concrete in stretta cooperazione con il Garante italiano. Nonostante l'esperienza accumulata dall'Ufficio del Commissario nel corso degli anni, consideriamo questo evento un nuovo fenomeno che richiede l'esperienza dell'autorità italiana per la protezione dei dati con cui abbiamo eccellenti relazioni. Proprio con l'aiuto dell'Autorità italiana per la protezione dei dati avremo maggiori prospettive di risultati fruttuosi».CALL CENTER GIÀ CONTROLLATIPer quanto riguarda, invece, le attività nei call center di Tirana, Durazzo e anche di centri più piccoli - con la ricerca di personale che parla italiano e la paga a due euro l'ora - l'Autorità assicura di essersi già attivata. Una rassicurazione diretta anche alle grandi società di servizi della telefonia, dell'energia (Vodafone, Fastweb, Tim, ma anche Enel, Sorgenia, Estra): «Per quanto riguarda il settore dei call centre, l'Ufficio del Commissario ha condotto numerose ispezioni d'ufficio con portata generale al termine delle quali ha emesso una raccomandazione o emesso una decisione con sanzione (caso per caso). Tuttavia non sono state identificate indicazioni di commercio illegale di numeri di telefono da parte dei call center».