Accuse di peculato Sequestrata una casa a Ingroia

Il primo provvedimento gli è stato notificato venerdì scorso, mentre era all'aeroporto di Fiumicino. Alle 9.10 di mattina la Finanza ha comunicato all'ex pm Antonio Ingroia la decisione del gip di Palermo di disporre, a suo carico, un sequestro preventivo per equivalente di 151mila euro. Sui conti dell'ex magistrato, indagato per peculato dalla Procura del capoluogo, però, non ci sarebbe denaro sufficiente a coprire la somma. E si è reso necessario un secondo sequestro: stavolta della casa di campagna di Calatafimi. Nessun sigillo è stato messo all'immobile che, però, per ora non potrà essere venduto. «Ho appreso ancora una volta dalla stampa del sequestro della casa di campagna», replica l'ex pm che parla di «accanimento». «Chiederò subito il dissequestro dei miei conti correnti, il mio personale e quello dello studio. Per quella abitazione avevo ricevuto una proposta di acquisto per un milione di euro. Immobile che non venderò mai e al quale sono affezionato, visto che si tratta della terra della mia famiglia». «Siamo alla vigilia della sentenza del processo sulla trattativa Stato-Mafia - dice l'ex pm in un video su You tube - ed è noto che io sono stato il pm padre di quell'indagine e certo non giova all'immagine di quel processo che colui che ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio si ritrovi con un provvedimento cautelare. Non è un caso che abbiano festeggiato gli imputati e i loro sponsor politici, istituzionali e giornalistici». ROMA Un volto e un corpo tumefatto, lesioni ovunque. «Stefano sembrava una zampogna tanto era gonfio, mi disse con un filo di voce: sono stati i carabinieri, si sono "divertiti" con me». A parlare è un detenuto, Luigi Lainà, che la notte tra il 16 e il 17 ottobre di nove anni fa incontrò il geometra nel centro clinico di Regina Coeli. Una testimonianza choc la sua, resa al processo che vede imputati cinque militari dell'Arma in relazione alla morte del geometra romano Stefano Cucchi avvenuta a Roma nell'ottobre del 2009. «Anch'io ero detenuto in quella struttura - ha spiegato Lainà ancora detenuto - Intorno alla mezzanotte portarono Stefano: le sue condizioni di salute erano impressionanti, era evidente che non potesse restare in carcere». Rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, Lainà ha riferito del dialogo avuto con Cucchi: «La mattina seguente il suo arrivo mi sono avvicinato. "Chi ti ha ridotto così?" , gli chiesi. Stefano mi disse che nella prima caserma dove fu portato dopo l'arresto per detenzione di droga, fu picchiato da due carabinieri in borghese. Si fermarono solo dopo l'arrivo di un "graduato" in divisa». E ancora: «Aveva ematomi sul viso e sugli zigomi, era viola, perdeva sangue da un orecchio. Gli portai un caffè ma non riusciva neanche a inghiottire. Quando gli ho visto la schiena era uno scheletro violaceo: sembrava un cane bastonato, roba che neanche ad Auschwitz. Non ho mai visto un detenuto portato in cella in quelle condizioni».Secondo quanto riferito da Cucchi al detenuto sentito ieri i carabinieri «lo volevano far parlare. Volevano sapere della provenienza della droga ma lui non parlò, non volle fare la spia. E per questo secondo me Stefano è stato un grande». Nel processo sono imputati Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia, mentre della sola calunnia risponde Vincenzo Nicolardi. Nel corso dell'udienza è stato ascoltato anche Mauro Cantone, un agente delle penitenziaria che era a bordo dell'ambulanza con la quale Cucchi fu trasportato all'ospedale Pertini. «Cucchi durante il tragitto dal carcere di Regina Coeli all'ospedale mi disse'sono stati i servitori dello Stato a farmi questò -ha detto- Gli chiesi se si riferiva a noi della penitenziaria ma Stefano disse che non si riferiva a noi ma che comunque ne avrebbe parlato col suo avvocato». «Il racconto del testimone Lainà è drammatico dal punto di vista emotivo, rivedo anche il carattere e i modi di fare di mio fratello e soprattutto la sua sofferenza che per tanti anni è stata nascosta». Lo ha detto Ilaria Cucchi, a margine dell'udienza. «Per anni - ha aggiunto- si è parlato di lesioni lievi, lui stava malissimo invece, e quel dolore è aumentato ora dopo ora fino a farlo morire. In questi anni è stato tutto astratto sembrava che mio fratello fosse morto senza una ragione, da oggi si comincia a capire cosa è effettivamente successo».