«Non gioco da 20 mesi ma non guarirò mai»

di Stefano TaglionewLIVORNO«È 20 mesi che non gioco. Eppure sono ancora malato e non guarirò mai. Quando i miei amici scommettono uno o due euro sulle partite di calcio, devo per forza starne alla larga. Altrimenti ricomincio e non ne esco più. So cosa ho passato e con quella vita ho chiuso. Ho dormito in mezzo alla strada e per trovare i soldi ho addirittura venduto i beni più cari della casa di mia nonna. Basta».Paolo - è un nome di fantasia perché chiede l'anonimato - ha 40 anni, abita a Livorno e dopo 23 anni è uscito dal tunnel della ludopatia e delle slot machine. Una battaglia lunghissima, la sua, con al centro una data che non scorderà mai: il 16 marzo 2016. «Per me è il giorno della rinascita - dice - perché ho finalmente ricominciato a vivere». Il dramma del gioco si materializza a 16 anni, quando Paolo spende i suoi primi guadagni all'ippodromo Caprilli scommettendo sulle corse dei cavalli. Ed è l'inizio della fine. Perché a differenza di molti altri, lui non è un giocatore abituale. Ma non lo sa: non sa che nel suo corpo c'è un demonio. Un demonio che vuole giocare. Sempre di più. Attratto da quelle lucine infernali delle slot machine e da tutto ciò che è scommessa. «Ho continuato con il Totocalcio, il Totogol, le macchinette dei bar, i giochi online - ricorda - e purtroppo non mi sono fatto mancare nulla. Per trovare i soldi ho fatto cose terribili perché non mi rendevo conto di ciò che stavo facendo. Ero nel pieno della malattia. Ma non è un alibi. Non mi vergogno affatto, ma allo stesso so che non ero nel pieno delle facoltà mentali». L'ILLUSIONE DI SMETTEREPaolo lavora e guadagna bene. Ma gioca più di ciò che incassa. Mandando in rovina il primo matrimonio della sua vita. Con la seconda moglie, però, accade qualcosa di lieto e inaspettato. Dopo la nascita di sua figlia, infatti, smette di giocare. «Un anno e mezzo - dice - non ho giocato per un anno mezzo. Senza che nessuno mi abbia aiutato. Ho fatto tutto da solo». Ma è un'illusione. Una calma apparente. Prima della tempesta. La sua bimba ha solo sommerso quel che demonio che oggi - giorno dopo giorno - Paolo sta combattendo. Avido di soldi e giocate sempre più rischiose. Sempre più grandi. E infatti rinizia. Sprofondando nell'abisso. «Ho ricominciato giocando molto più di prima - sostiene - Dormivo pochissimo, pensavo solo a giocare e a trovare i soldi per farlo. Avevo un chiodo fisso». E per far fronte ai debiti sempre più elevati ha chiesto prestiti su prestiti alle finanziarie, arrivando a mentire alla moglie («Inventavo di fare straordinari, invece ero a giocare») e vendendo i beni più preziosi della casa lasciatagli in eredità dalla nonna.LA RINASCITALa rinascita ha una data: 16 marzo 2016. È da quasi due anni che Paolo ha smesso di giocare. «Non avevo mai detto niente a nessuno - ricorda - poi mi sono messo spalle al muro e ho detto: "Sono malato, ecco i miei debiti". Ho tracciato una riga e ho deciso di tornare a vivere». A chi soffre di ludopatia il quarantenne consiglia di andare al SerT, il Servizio per le tossicodipendenze del Servizio sanitario nazionale. «Sono molto preparati, sanno che cosa fare». Oggi - secondo lui - le persone più a rischio sono gli anziani. In particolar modo i pensionati rimasti soli. «Il punto, per loro, è come affrontare la solitudine. Con i centri di aggregazione e i circoli ricreativi ridotti all'osso spesso non sanno dove andare e capita che si rifugino nelle slot machine. Va evitato assolutamente: dobbiamo aiutarli a farli uscire dal tunnel». Ma serve tanta forza di volontà e la vicinanza della famiglia. «Non finirò mai di ringraziare mia moglie e tutte le persone che mi sono state accanto - conclude Paolo - ora finalmente possono camminare e guardare l'arcobaleno. Non giocando più, pian piano, posso ripianare i debiti».©RIPRODUZIONE RISERVATA