Qualità e business Il vino biodinamico guarda al futuro

di Gabriele Baldanziw TATTIMolti consumatori ormai stanno attenti alla presenza di solfiti aggiunti nei vini che acquistano sugli scaffali. Su questo tema si è svolto nei giorni scorsi a Tatti, nella fattoria Sequerciani, un convegno vinicolo di livello internazionale, in cui si è parlato di vino naturale e biodinamica. Obiettivo dell'incontro - a cui hanno partecipato, tra gli altri, Isabelle Legeron (prima donna Master of Wine di Francia, ideatrice di Raw Wine), Alois Lageder (presidente di Demeter Italia), Paola Pozzoli, in rappresentanza di Eataly, Giampaolo Gravina, giornalista e scrittore che da anni racconta con passione il mondo dei vini artigianali e molti altri big del settore come Angiolino Maule, presidente di VinNatur - era quello di trovare trasparenza e riconoscibilità per i vini biodinamici, per tutelare il consumatore e soddisfare una nicchia di mercato in forte espansione.Vino naturale, vino biologico e vino biodinamico sono tre definizioni che possono confondere. Il consumatore interessato tende infatti a perdersi e come spesso accade i produttori rischiano di combattere le stesse battaglie ma con uniformi diverse. Da questa riflessione è nata la volontà, quasi un anno fa, di creare un tavolo di lavoro tra i soggetti attivi su questo fronte: prima si è svolto un incontro informale per discutere del futuro dei vini naturali, fissando parametri e obiettivi comuni. Poi il convegno, molto partecipato, con interventi di produttori provenienti da tutta Italia. L'input per tutto questo è partito da Ruedi Gerber, patron di Sequerciani, produttore e regista svizzero che ha investito nel comprensorio delle Colline Metallifere fin dagli anni Novanta. «Ho iniziato a fare vino naturale per una necessità privata, quella di creare un vino che mi facesse star bene. Non c'è ideologia: contano i fatti, la terra, l'uva, il sole - ha raccontato Gerber - ho iniziato a pensare alla vite come a qualcosa di vivo, che si esprime. Nel vino tradizionale sono ammesse per legge 608 sostanze addizionali, io volevo creare qualcosa che fosse l'experience diretta di questa terra. Ma che, allo stesso tempo, fosse partecipazione, emozione, come succede nel cinema o in altre arti». «C'è bisogno di controllo, ma prima di tutto di politiche di sviluppo - così Alois Lageder, presidente di Demeter Italia - il consiglio di Demter si è riunito e ha pensato a un nuovo iter che sia alla base del controllo e della certificazione, approvato definitivamente solo da poche settimane. La prima fase sarà quella dell'assistenza, con un tutor che affiancherà le aziende richiedenti la certificazione e formulerà una proposta di formazione. Vogliamo essere vicini al contadino, ricercando più spontaneità e meno burocrazia». Un punto di vista più internazionale è stato portato in dote da Isabelle Legeron, prima donna Master of Wine di Francia, ideatrice di Raw Wine, una fiera itinerante che si svolge nelle capitali europee, nata con l'intento di dare voce alle piccole cantine artigianali, naturali, biologiche, biodinamiche. «Per partecipare l'azienda deve raggiungere un livello di qualità, avere produzioni biologiche e biodinamiche, fermentazioni spontanee, nessuna filtrazione sterile, un massimo di solforosa a 70. Chiediamo le analisi di ogni vino presentato perché la trasparenza è un concetto chiave». Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente, ha declinato il concetto di ambientalismo scientifico, elogiando l'approccio di Sequerciani, «esempio virtuoso per l'agricoltura maremmana». Infine Paola Pozzali di Eataly ha parlato dello spazio che la società dedica alle cantine piccole e giovani, biologiche, biodinamiche e artigianali, illustrando i dati in crescita delle vendite.