Ustica: il sindaco incontra Barbara Dettori

di Francesca GoriwGROSSETOLa Pec con la richiesta di adesione all'appello per il reintegro di Mario Ciancarella, ex capitano dell'aeronautica, leader del Movimento Democratico dei militari e radiato nel 1983 con un documento firmato dall'allora presidente Sandro Pertini. Peccato però, che il Tribunale di Firenze abbia certificato con una sentenza che quella firma fosse falsa. Come lo era anche quella dell'allora ministro della Difesa Gianni Spadolini. Dopo due settimane e dopo la risposta del sindaco di Palermo Leoluca Orlando che ha aderito formalmente all'appello di Barbara Dettori, la figlia del maresciallo trovato impiccato a pochi chilometri da Grosseto e che la notte della tragedia del Dc9 era al lavoro al radar di Poggio Ballone, ha lanciato insieme all'associazione antimafia Rita Atria. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sulla faccenda che riguarda Ciancarella non si è ancora pronunciato ma proprio ieri ha fissato un incontro con i familiari di Mario Alberto Dettori: si stringeranno la mano il 17 maggio e avranno così modo di parlare di uno dei grandi misteri di questa città, un mistero lungo 37 anni sul quale la Procura ha deciso di andare finalmente a fondo. Almeno sulla morte di Mario Alberto Dettori. «A Grosseto il conto delle morti sospette, quelle legate alla strage di Ustica - dice Nadia Funari, presidentessa dell'associaizone antimafia Rita Atria - è salato ed è un dovere anche delle istituzioni e della politica cominciare a cercare delle risposte». Il livello giudiziario, da solo, non basta. Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ha risposto che sì, lui all'appello aderisce. «È una battaglia di civiltà giuridica e democratica, oltre che di rispetto per la figura di Ciancarella - ha scritto - perché almeno questa parte delle tristi vicende legate alla strage di Ustica possa vedere il ristabilire di un po' di giustizia. Sarò disponibile ove lo riteniate opportuno a dare ulteriore sostegno e visibilità all'iniziativa». La Procura di Grosseto, intanto, sta ascoltando alcuni testimoni che potrebbero svelare, anche a distanza di oltre trent'anni, qualche dettaglio che possa servire a spiegare una morte, quella di Dettori, che non ci sarebbe mai dovuta essere. Secondo i familiari del maresciallo, Mario Alberto non si sarebbe mai ucciso. Quello che però ancora stupisce e colpisce, a distanza di tutto questo tempo, è il silenzio della città. Da quando l'inchiesta è stata riaperta e da quando i familiari di Dettori e l'associazione Rita Atria hanno lanciato l'appello, nessuna delle associazioni e nessuno dei partiti ha manifestato la propria solidarietà. Nessuna iniziativa è stata organizzata, a differenza di quello che è invece successo in altre zone d'Italia. ©RIPRODUZIONE RISERVATA