LA LETTERA

Pubblichiamo la lettera di Sofia Mao, 19 anni, studentessa di Pontedera di origini cinesi insignita dell'onorificenza di Alfiere del lavoro, assegnata agli studenti più meritevoli del Paese. di SOFIA MAO Lunedì mattina. Sveglia alle 7 in punto, colazione in fretta e di corsa a prendere l'autobus. Una giornata qualunque, se non mi fossi svegliata in un hotel a quattro stelle e se non indossassi un paio di tacchi con i quali correre significa mettere a repentaglio la mia vita. Come se non bastasse, il bus si è appena fermato di fronte al Quirinale. L'invito viene dal Presidente della Repubblica in persona, per premiare gli studenti con le carriere scolastiche più meritevoli d'Italia. Lo presento all'entrata e all'improvviso sono ammessa in un Palazzo dove da quasi un secolo e mezzo è scritta quotidianamente la storia della Nazione. L'effetto è disorientante, per fortuna però sono in compagnia di altri ventiquattro ragazze e ragazzi, con i quali ho vissuto tre giorni brevi ma ricchi di emozioni. Provengono da regioni diverse, frequentano facoltà disparate ma tutti hanno in comune l'impegno e la sete di conoscenza che li hanno portati fino a qui, e prima ancora di essere studenti eccellenti sono soprattutto persone meravigliose, con le quali sono orgogliosa di poter condividere questa esperienza unica. Siamo nervosi, eccitati, alcuni ripassano il cerimoniale per l'ennesima volta, altri combattono l'ansia distraendosi al cellulare. Qualche fila più indietro è seduta la mia madre affidataria. La cerimonia ammette un solo accompagnatore, ma so che anche i miei genitori naturali stanno assistendo alla diretta da casa. Comincia la consegna delle medaglie e degli attestati d'onore, e tutta la sala esprime ammirazione per i risultati raggiunti dai nuovi Cavalieri del Lavoro. Chiamano il quattordicesimo Alfiere, ne mancano solo tre e poi è il mio turno. Controllo discretamente che i capelli siano in ordine. Quindicesimo Alfiere. Inizio ad avere caldo con la giacca, si potrebbero aprire le finestre, per favore? Sedicesimo Alfiere. Respiri profondi e niente panico. Diciassettesimo. Ho già controllato i capelli? Diciottesimo, tocca a me. Avverto le telecamere puntate addosso e mi avvio con quella che spero sembri una camminata disinvolta, pregando che i tacchi non mi tradiscano. Arrivata sana e salva sul palco stringo la mano al Presidente, al ministro dello Sviluppo economico, al presidente della Federazione dei Cavalieri e infine al Cavaliere a cui sono stata abbinata (l'ordine è fondamentale). A prova superata torno al mio posto con un sorriso sulle labbra e un sospiro di sollievo. Mi sono ormai rilassata, lontana dalla luce dei riflettori, quando il presidente Mattarella, nel suo discorso conclusivo, pronuncia il mio nome e quello dell'Alfiere Amine Bouchari come esempi di storie notevoli e di integrazione in un'Italia che sta crescendo. L'emozione è enorme, tanto che non riesco ad assaggiare neanche una tartina del rinfresco nell'incantevole Salone delle Feste. Nessuno di noi in realtà vuole sprecare tempo a mangiare, non quando abbiamo l'occasione di conversare con i Cavalieri del lavoro, le autorità e lo stesso Presidente. I più intraprendenti si spingono fino a chiedere delle foto con loro, a cui tutti si sottopongono di buon grado. Anche il rinfresco giunge al termine e pian piano il Salone si svuota. Un'ultima foto ricordo sulle gradinate del Quirinale (e una nel cortile – e un'ultima ancora con i Corazzieri) e sono pronta per risalire sull'autobus. Torno a casa con una bellissima esperienza nel cuore, ma anche con la consapevolezza che il mio percorso è appena iniziato. Un ringraziamento al Presidente e alla federazione dei Cavalieri del lavoro per l'onorificenza che mi è stata conferita, e agli insegnanti e alla mia famiglia per avermi sempre sostenuta e incoraggiata. Grazie. ©RIPRODUZIONE RISERVATA