2076 odissea nella Livorno del futuro per salvare i progetti dello scienziato

di URSULA GALLI Anno 2076. Da Livorno riparte il trenino per Tirrenia, però in tecnologia Maglev. Non ci sono più motorini, ma stabilissimi "monoruota", a prova di incidente. Sul lungomare c'è un delfinario di nuova concezione, una vera e propria passeggiata sottomarina di fronte alla Terrazza Mascagni. E, tra la città dei Quattro Mori e l'isola di Montecristo, uno scienziato e la sua equipe stanno studiando una coscienza artificiale, che superi i limiti delle ormai diffuse intelligenze artificiali (come ad esempio Siri). Potenze avverse faranno di tutto per fermare il progetto. Gli stessi ricercatori saranno presi di mira e rischieranno la propria vita per difendere il lavoro in cui credono. È, in estrema sintesi, il plot di un monumentale romanzo di fantascienza (un milione e 250 mila caratteri più 570 mila di Wikipedia "interno"), ambientato nella Livorno del futuro, intitolato The Montecristo Project, edito nei formati elettronici da Spider & Fish (www.eucear.eu/the-montecristo-project). Autore è Edoardo Volpi Kellermann, livornese di 52 anni, da poco tornato nella sua città di origine dopo oltre vent'anni nel nord Italia per motivi di lavoro. Edoardo è davvero un personaggio eclettico: docente di musica, compositore e musicista (è stato allievo di Antonio Bacchelli), un diploma in pianoforte del 1986 al Conservatorio Cherubini di Firenze e alcuni anni di studio della composizione all'Accademia di Santa Cecilia di Roma. Consulente informatico, esperto in multimedia e comunicazione, organizzatore di eventi e concerti, saggista e scrittore, web reseller/developer, maestro di pianoforte, educatore e divulgatore scientifico, fondatore insieme al professor Bruno Coppi del MIT, il progetto Energy Awareness Laboratory. E' autore anche di La musica della Terra di Mezzo (Bompiani), iLife and iWork (Apogeo). Ora anche romanziere. Com'è nato questo imponente testo di fantascienza? «La fantascienza è sempre stata la mia passione, così come il fantasy: sono un grandissimo fan di Tolkien, in particolare ( nel 1980 Volpi inizia a lavorare al progetto Tolkieniana, un grande ciclo musicale ispirato all'opera di J. R. R. Tolkien che presto si trasforma in una rete di collaborazioni e iniziative; un concerto sulla sua musica tolkieniana ha avuto 750 mila contatti su Youtube n.d.r).Lo spunto di The Montecristo Project era in un raccontino che scrissi tanti anni fa, quando nacque mio figlio nel 1993, un regalo per lui. Questo racconto finì sulla scrivania di Maurizio Nichetti, e poi su quella di dirigenti di Fox Tv, che mi chiesero di farne uno script. Parallelamente allo script ho sviluppato il romanzo, a partire dal 2010. Ho fatto almeno 4 o 5 stesure. Cosa è per lei la fantascienza? «Vedo la fantascienza come ambito letterario nel quale ragionare su problematiche sociali, politiche, filosofiche ed etiche attuali o molto vicine. Non quindi pura evasione, pur se ricca di avventura e di relazioni fra personaggi non banali. Si parla di coscienza, dopotutto. Al centro del libro rimane sempre "l'uomo" (nell'accezione neutra di umanità). Ma ho cercato di lavorare sulla scrittura, per uscire dal genere. Un esempio della descrizione di un personaggio "(...) Il Muto aveva quel modo di guardarti fisso, intenso, che sembra scavarti nell'anima ma con gentilezza, come il bisturi del chirurgo che vuole salvarti la vita, con quei suoi occhi azzurri, privi di qualunque traccia di calcolo, valutazione, giudizio, lo sguardo sincero di un bimbo invecchiato anzitempo che beve il mondo e tu, insieme al mondo, ti perdi in quello sguardo che senza malizia ti mette a nudo. (…)" Quali le caratteristiche di questo testo? «Intanto, The Montecristo Project è un romanzo di fantascienza non distopico: il mondo è vivibile, la scienza è un'alleata, la visione del futuro è ottimista. Racconto un futuro plausibile, con problemi come quello climatico, dovuto al surriscaldamento globale. Ci sono dentro idee probabilmente realizzabili, non voglio fare il futurologo, ma penso che uno scrittore sia un'antenna che capta cose prima degli altri. Ad esempio, nella primissima versione avevo immaginato un grattacielo dove ogni piano corrisponde a uno strato vegetale. E a Milano hanno poi fatto davvero il grattacielo verde» È anche un romanzo interattivo e multimediale. «Vero. Direi che può essere un'esperienza di "lettura aumentata". Prima di immergersi nella lettura ad esempio si può ascoltare un brano, Infinito, composto da me. E poi c'è una enciclopedia interna, una specie di Wikipedia del futuro, che aiuta a orientarsi nel nuovo mondo. Inoltre un sito web, eucear.eu, grazie alle illustrazioni di Fabio Porfidia, ricrea l'atmosfera del centro di ricerca. In questo senso, il fatto che si tratti di un e-book, è una opportunità in più. Anche se il cartaceo è sempre un punto di arrivo per uno scrittore, il fatto che sia un libro on line mi ha permesso di abbondare in percorsi di approfondimento, colonna sonora, illustrazioni». C'è la possibilità che diventi un film? «Magari, purtroppo in Italia si fanno pochi film di fantascienza perché è un genere costoso. Più concreta è la possibilità che diventi una serie tv, con la Fox. Ci stiamo lavorando, non ci sono certezze ma speranze sì«. L'universo narrativo che hai creato è estremamente complesso. Tantissimi personaggi, tante vicende in parallelo che si intrecciano. Come hai potuto svilupparlo con coerenza? «Ho dovuto rifarmi agli schemi a blocchi, e ho creato un software per gestire scene e personaggi,trame e sottotrame, per controllare la timeline della storia e ogni blocco narrativo. Un'applicazione che penso possa essere utile per tanti scrittori». Perchè l'ambientazione livornese? «Livorno è la mia città, anche se per tantissimi anni sono stato lontano per lavoro. Elementari alle de Amicis, medie alle Mazzini, liceo Enriques in via della Bassata, studi di pianoforte all'istituto Mascagni. Nel 2010,quando ho cominciato a scrivere il romanzo, ne sentivo una grande nostalgia e l'ho "curata" ambientando il romanzo in luoghi che mi sono familiari. Una Livorno vitale e vivace., nel bene e nel "male", in un futuro non "ottimista e senza problemi" ma neppure "pessimista e distopico":un futuro complesso, vario, interessante dove la "livornesità" acquista un ruolo primario». Da poco sei riuscito a tornare a Livorno. Come hai trovato la città, dopo tanti anni? «Sì, finalmente mi è capitato di ottenere una cattedra di musica alle "Borsi" per un concorso dato addirittura nel 1991, e sono tornato qui al volo.Ho trovato la città bella, mi hanno fatto rabbia e dispiacere alcune cose, come non trovare più la Gran Guardia, ma complessivamente l'ho trovata vivibile e l'apprezzo, provo un senso di appartenenza. Spero nel mio piccolo di poter dare una mano per la sua crescita, sia nel mio ruolo di docente che in quello di scrittore».