Lilian e quegli scatti che scacciano le paure e aiutano a sognare

LIVORNO Foto da esporre per vincere la paura e non credersi soli in un mondo in cui ci si può avvicinare all'altro, che sia un luogo, un essere animato o un oggetto, senza la mania del controllo, bensì intercettando la sensibilità che esso o egli naturalmente trasmette. Più che si può, si deve, secondo Alexi Paladino, pseudonimo di Lilian Capuzzimato, fotografa che oggi alle 16.30 inaugurerà alla libreria Belforte la sua mostra personale intitolata "Message Personnel". Oltre 15 scatti in forma di ritratti selezionati da ciò che l'autrice definisce "un album che parla d'amore". L'esposizione durerà fino al 30 aprile e sarà arricchita dalla realizzazione di una performance chiamata "Hands". Lilian non è livornese, ma viene spesso all'ombra dei 4 Mori, dove ha scoperto un luogo di cui è rimasta affascinata, tanto da dedicargli una serie di scatti, parte dei quali sono finiti già in un'esposizione fatta nel dicembre scorso alla Gran Guardia; il titolo era "Se solo potessi dirti che non esistono sogni sbagliati". Quale il suo significato? «Livorno - risponde Lilian - è una città che ha delle meraviglie, ma soffre di un certo disincanto che manda i sogni in decadenza. Ma la realtà non è una rinuncia e non è sbagliato sognare o desiderare qualcosa; Livorno ha il diritto di farlo, oltre che meritarsi le sue bellezze. Qui ho fatto foto che non avrei potuto fare altrove, catturando panorami e luoghi dal sapore tropicale. A me piace la foto in movimento e Livorno è una città che vive nell'acqua e nel suo movimento. Questo contrasta con una crisi di staticità che la città attraversa». Nata a Taranto, Lilian è cresciuta in giro per l'Italia, "da apolide" dice lei; adesso vive e ha uno studio a Piacenza, ma gira molto tra la Toscana e la Campania. A Livorno viene spesso, dunque ecco il perché della sua nuova esposizione, questa volta in via Roma da Belforte. "Message Personnel" è un titolo tratto da una canzone di Francoise Hardy e mette al centro l'amore e l'accoglienza come forme per vanificare la paura. Qual è il messaggio personale di Lilian? «Non bisogna avere paura. Credersi soli in un pianeta di 9 miliardi di persone è una bugia, anche se so che l'idea di sentirsi soli e non capiti affascina. Nella ricerca dell'amore non si ha bisogno di un oggetto da amare, bensì di imparare ad amare; una volta fatto, si può amare sempre». Da Belforte, Lilian, o Alexi, porta un saggio della sua produzione e sono tutti ritratti: animali, luoghi, persone, alberi, città. Ci sono Berlino e Londra e c'è anche Livorno. La mostra sarà accompagnata dalla performance intitolata "Hands": di cosa si tratta? «Eseguirò dei ritratti al pubblico in primo piano, ma loro dovranno interagire con me; sarà curioso scoprire come reagiranno e più persone verranno meglio sarà. Questa performance è uno studio sull'empatia, sulla percezione del sé, sull'identità e l'interazione con gli altri». Tra i vari progetti di Alexi Paladino ce n'è anche uno di genere, che si chiama "Endiadi" e ancora una volta affronta il tema della paura (verso ciò che è diverso) che spinge a un bisogno di sicurezza traducibile nell'idea di dover incastrare tutti in un'identità di genere. Lilian, socialmente attiva per la difesa dei diritti Lgbt, la pensa così: «Cosa significa essere uomo o donna, come giovane o adulto? L'identità non è sessualità, è ricerca di sé. Un oggetto può essere statico e simmetrico, ma noi no, siamo umani. Perciò non bisogna avere paura di ciò che è diverso, perché è parte di noi». Dario Serpan