«Apriamo le cantine al turismo»

LIVORNO «Certi fenomeni volano sulla testa delle amministrazioni locali, nemmeno le sfiorano. Uno di questi è la crisi della grande industria. Quindi bisogna puntare sul turismo, perché su questo le amministrazioni locali possono far qualcosa». L'analisi è di Piero Mantellassi, presidente del Consorzio nautico di Livorno, una realtà che governa tremila barche in città. Mantellassi, insieme ad altre personalità, ha dato vita a un gruppo su Facebook che si chiama "Amici di Livorno" e cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sul rilancio della città, anche attraverso incontri. Due sono andati in scena il 12 e il 21 novembre. «Ora ne stiamo preparando un altro - spiega Mantellassi - per parlare delle possibilità che ha Livorno di diventare un porto franco. Per me non è fattibile, ma non la pensano tutti allo stesso modo ed è meglio confrontarsi». Più facile concentrarsi sul turismo. «Può diventare la nuova industria, capace di creare occupazione e reddito». A patto, ammonisce Mantellassi, di individuare le peculiarità della città: «Si potrebbe creare un circuito dei fossi. Un percorso che passi attraverso quattro grandi contenitori: Fortezza vecchia, Fortezza nuova, Mercato centrale e Mercato del pesce». Un altro elemento di Livorno, che secondo i suoi "Amici" potrebbe essere sfruttato, è la funzione storica della città: «Questa è la porta sul mare della Toscana. Quando arrivano i crocieristi, la prima cosa che vedono è Livorno. Non tutti si spostano, alcuni restano qui e girano la città. Potremmo pensare a posti che offrano una specie di sintesi di rappresentazione della Toscana. Prodotti tipici, ma anche rappresentazioni teatrali e visive». Per rilanciare il turismo, l'animatore degli "Amici di Livorno" e presidente del Consorzio nautico è disposto a un dialogo con la giunta Nogarin: «Noi possiamo dare tanti suggerimenti. Non sono un grillino, ma cerco di aiutarli e lavorare per il bene della città». Sono due, per Mantellassi, i punti cardine su cui lavorare per il rilancio: «I fossi e le cantine. Quando il pubblico non ha soldi, devono metterceli i privati. Per esempio, potrebbero recuperare le cantine, per fare ristoranti, bar, bazar e boutique. Ma bisogna che le amministrazioni vengano loro incontro con gli oneri di urbanizzazione». L'altro nodo è quello dei fossi, che permetterebbero un modello di visita cittadina unico rispetto a quelli delle altre città toscane: «A patto, però, di liberare gli spazi. Dove il fosso è più largo, è sufficiente portare via le barche più grandi. Dove è più stretto, bisogna togliere anche quelle più strette». Un motivo in più, sostiene Mantellassi, per costruire il punto d'ormeggio alla Bellana: «Ma deve essere grande, i seicento posti di cui si parla non bastano. Ne serve uno che possa contenere dalle 1300 alle 1500 barche. Bastano un paio d'anni e 30-40 milioni di euro, ma il costo lo sosterremmo noi trasformandoci da consorzio a cooperativa». Riccardo Rimondi