L'anti-Balotelli? È Rugani Divo sì, ma solo sul campo

di David Biuzzi wEMPOLI Alto, biondo, occhi chiari, pochi grilli per la testa e una professionalità... maniacale. Descritto così, insomma, Daniele Rugani, sembra l'anti-Balotelli. E almeno in qualche misura lo è davvero. Infatti lui, l'ultimo gioiello sfornato da quella autentica fabbrica dei campioni che è il settore giovanile dell'Empoli, personaggio lo sta diventando suo malgrado e solo per meriti acquisiti sul campo. Quel rettangolo verde dove il ragazzo di Lucca (Sesto di Moriano, per l'esattezza) si esalta, tanto da aver conquistato la (prima) convocazione nell'Italia dei grandi neanche 20 anni (li compirà il 29 luglio). La carriera. L'azzurro nel destino, insomma. Come quello dell'Empoli. Abbracciato da ragazzino, dopo gli inizi nell'Atletico Lucca, e lasciato solo nel 2012, quando passa alla Juventus, in comproprietà, per giocare in Primavera. Al Castellani ci torna l'estate successiva, ed è subito un crack. Sarri, il tecnico dell'ennesimo miracolo azzurro, impiega poco tempo a capire che il ragazzo si farà (altro che "Leva calcistica della classe '68" di De Gregori...): è subito titolare, in B, ed è subito vincente. L'esordio in serie A, dunque, è roba di appena un mese (e spiccioli) fa, ad Udine. Il gol arriva alla terza, a Cesena, anche se il suo mestiere e non far segnare gli altri, la chiamata di Conte, con cui si era incrociato ai tempi di Vinovo, risale a sabato scorso. Tutto e subito. Tutto in fretta, tutto subito come nel mondo dei social (che, peraltro, lui non frequenta neanche moltissimo: altrimenti che anti-Balotelli sarebbe), tutto come previsto. Almeno da Sarri, il suo mentore. «Entro fine stagione arriverà in nazionale – disse a luglio, nel giorno del raduno dell'Empoli – perché lui è destinato a giocare». Sul campo, infatti, sembra a casa. Per la naturalezza con cui affronta avversari e situazioni difficili (ricorda Nesta), per il tempo che ci trascorre. All'allenamento, infatti, è sempre il primo ad arrivare (fa tecnica individuale sul campo mentre i compagni sono ancora negli spogliatoi) e, spesso, l'ultimo ad andarsene (spesso tocca a Sarri o ai suoi collaboratori richiamarlo). L'anno scorso, al campo di allenamento, aveva dipinto dei numeri sul muro che si esercitava a centrare calciando da distanze sempre più ampie. Un perfezionista. Quel bravo ragazzo. Ma anche il ragazzo che ogni genitore vorrebbe farsi presentare dalla propria figlia: «Papà, ecco il mio fidanzato». Perché non è tatuato, non ha il macchinone, non ama gli eccessi. La banalità del bene, verrebbe da definirlo (almeno in ambito calcistico). O un «cucciolo», come lo chiama ancora papà Ubaldo, che è sempre al Castellani a vederlo - con la maglia del figlio addosso - e che insieme a mamma Lia non nasconde (neanche alle telecamere della Rai) l'orgoglio e la gioia. La sua terra. Forse anche per il legame che Rugani junior ha ancora con la sua terra. Ovviamente vive a Empoli, ma Lucca è casa. Anche per le vacanze. Lì, infatti, ha "festeggiato" la promozione in A. «E dovete volete che vada – chiedeva e si chiedeva l'estate scorsa – qui ho la mia famiglia, i miei amici e la Versilia a due passi. È il miglior posto del mondo». Fra passione e... amore. E lì, a Lucca, può dedicarsi (almeno per mezza estate) alla sua seconda passione sportiva, il tennis. Gioca sempre, contro chiunque («a casa devo nascondermi – confessa il papà – altrimenti mi trascina a giocare per ore...»), e partecipa (spesso vincendoli) a tutti i tornei della zona. Un amore, dunque. Tanto che la fidanzata, la senese Maria Masini, è una tennista (sorella di un altro ex calciatore delle giovanili azzurre, Bernardo). Se avesse scelto un'altra strada, insomma, oggi Rugani giocherebbe a Wimbledon e in Coppa Davis. C'è da scommetterci. Perché lui, il "cucciolo" è un predestinato. @DavidBiuzzi ©RIPRODUZIONE RISERVATA