La rabbia corre sul blog: non smobilitate

LIVORNO C'è un termometro che misura la temperatura alla tifoseria. È lo strumento che Il Tirreno ha messo a disposizione degli sportivi: il nostro blog. Gli esperti dei fenomeni mediatici la definiscono informazione orizzontale. Ognuno, nei fatti, è un piccolo giornalista, un editorialista e può liberamente, all'interno di precisi canoni dettati dal comune buon senso, esprimere la propria opinione in tempo reale su tutto ciò che accade nel fantastico mondo amaranto. In questi giorni il mercurio del termometro è schizzato verso l'alto. Buona parte dei nostri appassionati lettori-scrittori è indispettita. Ce l'ha con la società, le cui strategie di mercato hanno generato ciò che potremmo definire con un eufemismo forti dubbi e un crescente malcontento. E anche con noi giornalisti, "colpevoli" di essere troppo morbidi nei confronti del presidente e dei suoi collaboratori in questa fase interlocutoria nella quale l'assetto della squadra rischia di essere cambiato in modo radicale. Preso atto del comune sentire una riflessione è opportuna e doverosa. E guai a noi e alla nostra onestà intellettuale se non la facessimo. I fatti. Molti sportivi hanno letto le dimissioni di Nicola a fine giugno come un campanello d'allarme, la spia rossa che si è accesa sulla qualità del progetto del Livorno. La scorsa settimana è stato ceduto Paulinho e la piazza non ha battuto ciglio perché logica imponeva il sacrificio del brasiliano. Fin qui niente da eccepire. L'atmosfera si è riscaldata con la vendita di Federico Dionisi al Frosinone e i mal di pancia dei giocatori in scadenza di contratto nel 2015: Galabinov e Siligardi su tutti. A questi sono da aggiungere le situazioni "ballerine" di Bernardini e Ceccherini, difensori ambìti in serie A e che potrebbero partire. La spina dorsale della squadra rischia di sparire e la preoccupazione dei tifosi è più che legittima. Ai nostri "blogger" fa male pensare che il Frosinone sia economicamente più forte del Livorno. Fa male adattarsi all'eventuale idea di un campionato di basso profilo anche se la società ha fissato come obiettivo la salvezza. Forse in molti, hanno pensato che quello fosse un depistaggio, il solito modo furbesco di partire a fari spenti per poi decollare durante la stagione. Nel mezzo ci siamo noi che (ci mancherebbe altro!) non ci sottraiamo al nostro lavoro e alle nostre responsabilità. Mentre i tifosi si lamentavano per i nostri giudizi pacati, abbiamo avuto ripetuti scambi di opinione (a volte sereni in altri casi accesi) con il presidente e i suoi uomini in una normale dialettica tra le parti che vede coinvolti tutti: dirigenti, giornalisti e tifosi. Da parte nostra per ora, ma ancora non per molto, il giudizio sull'operato della società è sospeso. Perché se a fronte di un Dionisi che va, arrivasse per esempio, un Cacia allora ci sarebbe poco da dire. E allora ci mettiamo in attesa. Alla società chiediamo chiarezza e coerenza. Paulinho doveva essere l'unico giocatore sacrificato e invece adesso dopo Dionisi ce ne sono altri a rischio. Ma se la squadra dovesse essere oggettivamente indebolita, lo faremo presente. In modo deciso e nel rispetto dei ruoli, dei dirigenti, dei nostri lettori e anche di noi stessi. Fabrizio Pucci ©RIPRODUZIONE RISERVATA