Senza Titolo

di FABIO CALAMATI Il cavaliere del Drago che rovina a terra, la nuvola di polvere e poi quel terribile galoppo sghimbescio del povero Golden Storming, folle di dolore, la zampa troncata in due. Nessuno potrà dimenticare le immagini del dramma avvenuto all'ultima tornata della Giostra 2014, terribile replay del quasi identico infortunio subito dal cavallo del Grifone, Oracle Force, pochi minuti prima. Spontanea, persino ovvia, la reazione di chi, dopo scene del genere, vorrebbe chiudere per sempre con la sfida di piazza del Duomo. Ma quelle lacrime dei rionali, di tutti i colori, di fronte allo strazio dei due purosangue, deve invitare ad un giudizio meno di pelle. La Giostra è anche passione, amore per i cavalli, attaccamento ai propri colori e alla città. È il caso di farla finita con tutto questo? Oppure la Giostra – magari radicalmente trasformata, come chiede il sindaco Bertinelli – deve andare avanti? Un fatto è certo: a rispondere a queste domande deve essere tutta la città, dall'amministrazione comunale al mondo del volontariato, a quello dell'economia. Se un errore non va commesso, è quello di lasciare i rioni da soli a gestire tutto, assecondandone così la tendenza alla chiusura e all'opacità (nel 2011 un cavallo fu abbattuto nel più totale silenzio). Ecco, la richiesta immediata di trasparenza, fin dai primi minuti dopo gli incidenti di venerdì, da parte del primo cittadino, sono un segnale importante: su quella strada bisogna continuare a camminare con decisione. Perché se la Giostra potrà avere un futuro (e la risposta a questa domanda non è affatto scontata), quest'ultimo passerà attraverso l'assunzione di responsabilità di tutta la comunità. O così, o davvero è meglio chiudere tutto.