Nel cerchio del pianto «Forza mister Livorno è con te»

di Fabrizio Pucci wVIGONE (TORINO) L'abbraccio è stretto, prolungato. Emerson affonda la testa nella camicia bianca di Davide Nicola per soffocare i singhiozzi. Il difensore brasiliano è uno dei fedelissimi dell'ex allenatore del Livorno fin dai tempi di Lumezzane. Piange e Nicola, un gigante, quasi lo rincuora con vigorose pacche sulle spalle: la dignità è grande come il dolore. Sotto il sole cocente sfilano i giocatori del Livorno. Le lacrime rigano le facce che in questi anni abbiamo visto esultare dopo un gol o verso la panchina per regalare a Nicola un altro tipo di abbraccio. Questi hanno un significato diverso, più profondo. Esprimono un dolore che schiaccia e graffia l'anima. Piangono a dirotto Siligardi e Meola, il terzino al quale Nicola due anni fa ha regalato uno spicchio di gloria e la gioia del primo gol in serie B in un derby con il Grosseto. Ci sono lacrime sul viso di Gemiti, il tedesco, quello che non si scompone mai. Ma quello è il pianto di un padre. Belingheri inforca occhiali da miope. Non sono sufficienti per nascondere la commozione. Transita Bernardini. È un ragazzone di quasi un metro e novanta che avvolge il suo ex allenatore con braccia lunghe e forti. Nicola osserva i suoi ragazzi con occhi liquidi, ma fieri. Andrea Luci è il suo capitano. Non c'è bisogno di parole perché ci sono le mani che si cercano, gli sguardi che si incrociano. C'è pure Schiattarella e l'abbraccio è toccante. Ha lasciato Livorno a gennaio ma deve tutto a Nicola che lo inserì al centro del suo progetto tattico, ma soprattutto umano dopo che aveva vissuto mesi da separato in casa amaranto. Quella era una squadra normale resa straordinaria dal suo allenatore con il lavoro, con l'esempio, ma pure attraverso l'impulso alla vita dopo la perdita di Piermario Morosini. La rivincita sulla morte, la voglia di reagire furono benzina sul fuoco della motivazioni. E fu proprio lui, Nicola ad accendere la miccia. Ora sono i suoi ragazzi, con commossa riconoscenza, a sostenerlo nel momento della prova più difficile. Davide li ha fatti crescere. Grazie a lui, alla sua saggezza, sono diventati uomini e non importa se vincenti o no sul campo. Da Nola è arrivato pure "Fofò" De Lucia, il portiere che in due anni ha giocato zero minuti. C'è Leandro Rinaudo che è partito in aereo da Palermo. Ma soprattutto c'è lui. Il presidente. Polo gialla a manica lunga, per oltre un'ora resta in attesa fuori dalla chiesa insieme ai giocatori, ai tifosi ai cittadini di Vigone. Fa un caldo infernale, ma Aldo Spinelli resta lì in una rispettosa e dolorosa veglia funebre. Entra alle 15.30 in punto con il suo collega Urbano Cairo, il presidente del Torino. Durante la messa Spinelli piange. Nel piccolo centro piemontese si sono ritrovati vecchi amici a cominciare dai collaboratori storici di Nicola: il preparatore Gabriele Stoppino, l'allenatore dei portieri Rossano Berti e il suo vice, Ezio Gelain che ora guida la primavera del Livorno. David Balleri è con la famiglia al completo. Alessandro Nicola era compagno di squadra di suo figlio Gabriele catapultato in una situazione troppo più grande dei suoi 14 anni insieme al gruppo dei giovanissimi regionali amaranto presente al completo. Grauso e Cannarsa rappresentano il Livorno degli Invincibili. L'ex ds amaranto Capozucca racconta commosso di aver visto crescere Alessandro Nicola quando Davide giocava nella Ternana. Sono parole cariche di rimpianto. E proprio dall'Umbria è arrivato l'ex bomber Riccardo Zampagna. Intanto volano in cielo palloncini bianchi. Accompagnano Ale nel suo viaggio infinito.