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di Federico Lazzotti wLIVORNO Hanno chiesto e ottenuto di percorrere 750 chilometri per andare a salutare il loro compagno di classe scomparso a 14 anni in un tragico incidente in bici quando era a due passi da casa. Venticinque ragazzini e ragazzine con le lacrime agli occhi domani partiranno da Livorno per raggiungere Vigone, in provincia di Torino, a bordo di un pullman. Con loro alcuni genitori e gli insegnanti con i quali solo poche settimane fa hanno festeggiato la fine della scuola. In mano una lettera che appoggeranno sul feretro di Ale, in testa i ricordi di due anni passati accanto al figlio dell'ex tecnico amaranto Davide Nicola: i primi giorni ad annusare lo straniero, poi gli sguardi, seguiti da parole, complicità, risate, partite e promesse, prima che arrivasse il dolore del distacco. Sì, perché Alessandro Nicola si definiva «un nomade fortunato». Ed era il primo a raccontare agli amici «di essere costretto a spostarsi in contesti nuovi e diversi per il lavoro di suo padre». E così si adattava, cresceva e insegnava in silenzio a chi gli stava intorno a fare lo stesso. Genova, Terni, Siena, Torino, La Spezia, Ravenna e Lumezzane, prima di arrivare a Livorno. Per questo i suoi ultimi compagni di classe sapevano che non lo avrebbero potuto avere con loro per sempre. Ma quando poche settimane fa si sono salutati, dopo l'esame di terza media, si erano ripromessi di rimanere in contatto. Prima di tutto sul gruppo Facebook della terza A, indirizzo spagnolo, dell'istituto Micali di Montenero. E poi, qualsiasi distanza li potesse separare, si sarebbero potuti rivedere, e Ale sarebbe tornato a Livorno almeno per qualche giorno. Magari ospite di Nicola, quello di Quercianella, il compagno di banco con il quale nell'ultimo anno aveva legato di più. Invece l'arrivederci tra il figlio secondogenito di Nicola, e i suoi compagni di scuola si è trasformato in un addio nel primo giorno in cui l'estate ha trovato il sapore delle vacanze. «Appena i ragazzi hanno saputo quello che era successo - raccontano le professoresse in lacrime - hanno iniziato a chiederci di andare al funerale per poter salutare il compagno. Adesso che sappiamo il giorno e il luogo (la messa è in programma domani alle 15,30 nella chiesa di Santa Maria del Borgo a Vigone ndr) ci stiamo attrezzando per affittare un pullman e andare in Piemonte con loro». Per un ragazzino che a 11 anni arriva a Livorno dalla provincia di Brescia, è introverso e parla a bassa voce, l'impatto con l'espansività livornese non deve essere stato un cambiamento facile da assorbire e gestire. «A volte - ricorda la sua insegnante di italiano, Anna Catastini - mi diceva che tutta questa energia era troppo per lui. Ma questo è avvenuto solo nei primi mesi di ambientamento. Alla fine di quest'anno all'intervallo non perdeva occasione di mettersi in fondo all'aula con i compagni, improvvisare un pallone costruito con i fogli e lo scotch per giocare fino a quando non gli sequestravamo la palla». La trasformazione di Ale la raccontano gli stessi compagni che ieri hanno preso foglio e penna e hanno scritto una lettera in cui ripercorrono i due anni passati fianco a fianco. «Sei arrivato da noi - ricordano - che facevamo la seconda media. Venivi da Brescia e ci sei subito apparso educatissimo, un po' timido, riservato come tutta la tua famiglia. Tuttavia intuivamo che, dietro a quegli occhietti vispi e al sorriso generoso ma contenuto, c'era una teppa, una birba che presto si sarebbe adeguata alla livornesità vivace e schietta dei bimbi di Montenero. Così è stato: in poco tempo abbiamo socializzato, condiviso risate, scherzi, pianti e segreti». Alessandro al terzo banco di quell'aula lunga e stretta che guarda il Santuario è cresciuto fino alla soglia dell'adolescenza. «Quest'anno poi, con i ciuffi ingelatinati ritti, eri proprio un ragazzino». Nonostante questo vezzo che si era concesso, la riservatezza è sempre stata sua caratteristica. Il piccolo particolare di essere il figlio dell'allenatore del Livorno, infatti, è rimasto per mesi sconosciuto ai più. «Quando abbiamo saputo che il tuo babbo era nientepopòdimenoche l'allenatore del nostro amatissimo Livorno - scrivono i compagni - allora sì che sei diventato un nostro beniamino! La nostra aula è stata tappezzata di striscioni e sciarpe amaranto ed esultavamo ogni volta che il tuo babbo si presentava a scuola». Quando gli amaranto sono saliti in serie A, Davide Nicola si è presentato in classe del figlio per festeggiare la promozione. «Quel giorno - ricorda l'insegnante - disse una frase ai ragazzi che non scorderò: "Adesso siete felici, ma dovrete continuare a tifare Livorno anche quando arriveranno le sconfitte, come succede nella vita". Un insegnamento - prosegue - che spero abbiano colto». Nel suo piccolo anche Alessandro ha lasciato qualcosa che nessuno potrà togliere ai suoi compagni. «Ci hai insegnato che era sempre un rinnovare le amicizie e le conoscenze, pur mantenendo legami affettivi con tutto il passato. Ora ci risulta difficile immaginare che un evento malefico e nefasto abbia interrotto tutto questo. Che non potrai più scoppiare in una risata, emettere un urlaccio, fare una corsa; che la tua pelle non potrà più sentire il tepore del sole, il frizzare del mare e l'aria pungente delle colline. Noi ti pensiamo ancora in viaggio. Vogliamo credere che il tuo percorso prosegua, alla scoperta di mondi, ambienti, persone nuovi».