I PEGGIORI

di Alessandro Bernini wINVIATO A RIO DE JANEIRO Ad attenderli all'aeroporto della delusione, c'è anche per loro un bel cartello "Pippe". Come a Fiumicino. CASILLAS. Aveva capito tutto in largo anticipo Mourinho, che due anni fa lo scaraventò in panchina-cantina come gli oggetti che non servono più. Ne combina più di Pierino sia contro l'Olanda che contro il Cile, a dimostrazione che la rifondazione deve iniziare proprio dalla porta. Usciere. SERGIO RAMOS. I gol di Champions sono così recenti eppure sembrano una cartolina sbiadita. Van Persie e Robben gli scappano come anguille, anche contro i cileni non è che vada molto meglio. Ramos seccos. PEPE. È il vero colpevole dell'eliminazione del Portogallo, molto più di Cristiano Ronaldo. Al debutto contro la Germania prima è disastroso osservatore dei due gol avversari, poi completa la frittata con una manata a Muller che costa a lui il rosso e al Portogallo una goleada. Goleada che si rivelerà fatale vista l'uscita per la differenza reti. Altro che Pepe. Sciocco PIQUÉ. Certe volte una T ti cambia la vita. Qui in Brasile adorano Piquet che però le macchine le guidava, mentre lui le fa sbandare. Le prime due partite sono uno strazio. La fidanzata Shakira sarà anche rock, di certo lui è da "andamento lento". De Piscopo. NAGATOMO. Le sue lacrime sono il simbolo di un Giappone che sperava di fare ben altra figura al galà del calcio. Forse illudendosi. Il simpatico Nagatomo quando difende è fragile, quando spinge è molle. Sushi. PJANIC. Una raffica di nomi nella sua Bosnia: lui, Dzeko, Ibisevic, Lulic, ma alla resa dei conti si sono dimostrati tanti galletti in un pollaio che non fa uova. Dicono che il Psg avesse offerto 27 milioni per il romanista, non è che gli andava impacchettato? Bigiotteria. BOATENG. Fa casino con Muntari e li cacciano. Meno male (per lui) che gli è rimasta Melissa Satta. Per il resto ha perso tutto, dai riflettori del calcio europeo a una maglia nel Ghana. Povero Boa. Lucertola. GERRARD. Ormai a centrocampo lo asfaltano tutti, il modulo di Hodgson (4-2-3-1) costringe i due mediani a tamponare ovunque, un disastro per lui che ormai non ha più il passo e forse neanche l'agonismo giusto. Pensionato. DIEGO COSTA. Tira sul portiere e soprattutto in tribuna. Non ne combina mezza decente, e per rimpiangere il Torres di questi tempi ce ne vuole. I brasiliani sono sempre qui che fanno la ola dopo che Diego Costa ha deciso di giocare con la Spagna invece che col Brasile. Gli spagnoli provano invece a rispedirlo a casa. Rimpatriato. SUAREZ. Lo sport è per uomini leali, o comunque dovrebbe esserlo. Scorretto, violento, anche razzista perché ricordiamo le otto giornate di squalifica in Premier dopo aver gridato sette volte "negro" a Evra. Uno così è bene che sia andato a casa, e anche veloce. BALOTELLI. Segna contro l'Inghilterra e invece di esultare si mette il dito al naso per zittire tutti (ma chi? i brasiliani tifavano per lui). Poi non muove un dito contro Costa Rica e Uruguay, infine il dito lo mette sul telefoninino ed escono fuori dei tweet allucinanti. «Non mi interessa essere una star», aveva detto. Non corre il rischio. Ma quale star... Meteora. PRANDELLI. Confuso sul campo e tradito nello spogliatoio, chiude l'avventura azzurra con un Mondiale da 4 in pagella. Le dimissioni sono un atto nobile, rare in questo mondo, che comunque gli consentono di uscire di scena quantomeno con l'onore delle armi. Brandelli. ©RIPRODUZIONE RISERVATA