Azzurri in campo a Natal dove atterrò l'aviatore Del Prete

E' dedicato a CarloDel Prete, l'aviatore lucchese protagonista nei primi anni del secolo di imprese eccezionali che hanno segnato la storia dell'aviazione italiana, il monumento inaugurato sul piazzale all'ingresso dell'autostrada Lucca est sul viale Europa. E' un Piaggio Douglas pd 808, velivolo destinato al trasporto militare e civile che dopo vent'anni ha abbandonato il servizio nel maggio del 2003 e che è stato donato dall'aeronautica militare. L'inaugurazione del monumento avvenuta nel 2005 era stato il momento più intenso di una giornata dedicata a Carlo del Prete e agli aviatori lucchesi che si era svolta all'Ac Hotel con convegno sulla storia e l'importanza di uomini come Enrico Squaglia, Lido Poli e Paolo Boccella. LUCCA Oggi alle 18 ora italiana la Nazionale di Prandelli cerca la qualificazione agli ottavi di finale dei Mondiali contro l'Uruguay e gioca allo stadio di Natal. Una città legata a Lucca perché nella vicina spiaggia di Touros il maggiore Carlo Del Prete il 5 luglio 1928 atterrò con un idrovolante Savoia Marchetti S. 64 con il quale, insieme a Arturo Ferrarin, era decollato due giorni prima dall'Italia per un volo eccezionale. L'equipaggio ottenne due primati: di distanza - 7.181 chilometri e 49 ore e 15 minuti di volo - e velocità sui 5mila chilometri con una media di 160 all'ora. Fu conquistato il primato mondiale di durata di volo in circuito chiuso e il primato di distanza senza scalo, impresa che valse a Del Prete la medaglia d'oro al valore aeronautico. Chissà, forse oggi il maggiore Del Prete da lassù tiferà per gli azzurri. Di sicuro di lui in Brasile non si sono dimenticati. L'aviatore nato a Lucca il 21 agosto 1897, figlio del medico Lorenzo che era stato anche sindaco, fu accolto con Ferrarin come un eroe. E se lo meritava. Il pilota, passato all'Arma Aeronautica dopo una carriera militare in Marina, laureato in ingegneria, nel 1927 era stato tra i protagonisti del volo Cagliari Elmas-Quebec. Nel 1928, Benito Mussolini finanzò il volo - senza scali, si badi bene - da Roma al Brasile. Del Prete e Ferrarin partirono alle 18,50 del 3 luglio dalla pista di Montecelio con l'S. 64 stracarico di benzina. Il decollo - come ricorda la bella pubblicazione "Carlo Del Prete e gli aviatori lucchesi" scritta da Giorgio Giorgi per l'Associazione Arma Aeronautica sezione di Lucca - non fu facile per il peso del velivolo. Che tardò anche a prendere quota. Poi il Savoia Marchetti spiccò il balzo verso l'America del Sud. Un volo piano di insidie, di pericoli, di contrattempi. Provocati dalle pessime condizioni meteo, con l'aereo sballottato dai venti fortissimi e costretto anche a sfiorare il mare, lambito dalle onde. Alle 15 del 15 luglio - come ricorda Giorgi nel suo documentatissimo volume - "fu avvistata la costa brasiliana, presso Capo San Rocco, ma subito dopo a causa delle nubi basse per cattivo tempo, il terreno scomparve alla vista. Ovunque si dirigessero la visibilità si presentava sempre più critica per cui dopo aver rinunciato a cercare il campo di Natal" l'equipaggio fu costretto a scendere "sulla spiaggia di Touros per scarsità di carburante". L'accoglienza in Brasile fu calorosa. I festeggiamenti si susseguirono per giorni. Ma Del Prete e Ferrarin avevano in mente di recarsi a visitare le colonie di italiani sparse nel paese. Il loro aereo non era adatto e così i due piloti utilizzarono un idrovolante S.62 che però mentre si inclinava per prendere quota sfuggì al controllo e precipitò in mare. Un impatto devastante. Ferrarin se la cavò con ferite lievi, mentre Del Prete riportò la frattura delle gambe. Una gli fu amputata per cercare di arrestare la cancrena, ma non ci fu nulla da fare. L'ufficiale morì a Rio de Janeiro il 16 agosto 1928 e la sua scomparsa suscitò profondo dolore . A Lucca ci furono i funerali solenni. A Del Prete sono dedicate in tutto il mondo strade, scuole, monumenti. Anche a Natal, dove oggi scendono in campo di azzurri. (d.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA