La moda ama l'arte, la creatività e Firenze

di Elisabetta Arrighi «Non sono un mecenate, sono un entusiasta. Mi piace fare poche cose, ma bene. Faccio il mio lavoro da 42 anni e devo dire grazie all'internazionalizzazione. Nel 2012 ho voluto ringraziare Firenze per tutto questo e ho avuto l'onore di sfilare agli Uffizi: ho contraccambiato la mia città con una nuova illuminazione della Loggia dei Lanzi. Quest'anno c'erano da festeggiare i 60 anni del Centro di Firenze per la moda italiana di cui sono presidente ancora per poco e allora ho pensato che si poteva organizzare un altro evento che portasse la città sulla ribalta internazionale». Parole di Stefano Ricci, stilista e designer, titolare di una delle maison del lusso maschile conosciute ovunque nel mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Cina al Giappone, dall'Australia all'India, che lunedì scorso ha acceso - grazie ad Andrea Bocelli che ha premuto il tasto del display - la nuova illuminazione di Ponte Vecchio, uno dei simboli di Fiorenza, il cuore della città sull'Arno, fra gli Uffizi - ovvero il centro politico rinascimentale - e Palazzo Pitti la residenza dei Medici. Lei afferma di non essere un mecenate, ma sicuramente il suo essere entusiasta e il suo voler condividere con Firenze, dove sono ben salde le sue radici sia familiari che professionali, fanno di Stefano Ricci un "benefattore" della cultura fiorentina e Toscana. «Illuminare a nuovo Ponte Vecchio è non solo un regalo a Firenze, ma un augurio affinché la moda italiana, che finora ha vissuto un po' nel passato, e anche la città facciano sistema. Abbiamo grandi creativi, anche fra i giovani. Oggi c'è molta più competizione di una volta, emergere è più difficile. Ma ho tanta fiducia nella gioventù. Penso ai miei figli, che li vedo lavorare e fanno meglio di me». Quanto influisce il suo essere fiorentino, quindi nato, cresciuto ed educato in una città considerata da secoli la culla del bello, su questa sua visione della vita? «Sono orgoglioso della mia fiorentinità, credo che sia un grande privilegio. Lo è stato per me un tempo, poi lo è stato per i miei figli, che sono cresciuti qui e che oggi mi affiancano nel lavoro». Eccoli i figli, Niccolò e Filippo, il primo amministratore delegato della griffe Stefano Ricci, il secondo direttore creativo che del bello di Firenze e della moda conosce anche il più piccolo segreto nonostante sia appena trentenne. Come ci sente subito dopo aver creato un evento artistico e culturale come la nuova illuminazione di Ponte Vecchio che ha inaugurato la settimana di Pitti Uomo dedicata alle collezioni primavera estate 2015? «Intanto quello che abbiamo vissuto lunedì sera è un sogno - spiega Filippo Ricci - che si è realizzato nel momento in cui Firenze e Pitti erano sotto attacco da parte di Londra (per via del calendario, oggi impasse superata, ndr). Pitti è un evento importantissimo da tenere a Firenze e in Toscana a tutti i costi, e l'interessamento che c'è stato da parte del governo nei mesi scorsi an) ha permesso di fare una grande manifestazione in sinergia, ovvero Pitti e Hometown of Fashion legata ai 60 anni del Centro per la moda. Abbiamo deciso come maison Ricci di dare un contributo giocando il jolly, cioè inventandoci, memori del riscontro avuto per la Loggia dei Lanzi, il nuovo progetto di illuminazione di Ponte Vecchio, che ne aveva bisogno e che farà risparmiare un bel po' di soldi pubblici sulla bolletta elettrica grazie all'uso dei led. Così è nato un concerto di idee, a partire dall'input dell'università, e un concorso di creatività e professionalitá tutte di questo territorio». Poi lo spettacolo di Ilotopie. «Accendere le luci è questione di un secondo, e lo abbiamo fatto con Andrea Bocelli, grande ambasciatore del Made in Italy e del Made in Tuscany. Ma dietro - come accennavo - c'è stato un grande lavoro di preparazione. Quindi ci siamo focalizzati su cosa poter fare sull'acqua, e rendere ancora più bello il regalo alla città, ai fiorentini e ai turisti. Abbiamo così pensato a Ilotopie e ai loro show acquatici, coinvolgendo altri soggetti, da UniCredit all'associazione Ponte Vecchio. Uno show dedicato alle 22mila persone assiepate sui lungarni e alle 120mila che hanno seguito in diretta su una tv locale». Una rondine non fa primavera. E allora osa accadrà in futuro? «L'ideale sarebbe che ogni anno una griffe fiorentina facesse da testa di ponte. Firenze ci ha dato tutto, dire all'estero che questa camicia o quella borsa sono Made in Florence costituisce un grande valore aggiunto. La nostra azienda dà lavoro a 250 persone e così altre. Ho visto in questi giorni che sono ritornati i grandi editor delle riviste internazionali e tanti buyer. Credo che sia l'anno del rilancio, della grande svolta. L'importante è lavorare in questa direzione. Avere un Pitti che funziona offre grandi benefici a livello di indotto e opportunità per tutti».