Fotografo attacca le parrocchie «Lavorano i soliti»

Iil vicariato del centro storico conclude il mese di maggio con una solenne processione dedicata a Maria, mentre in tutte le altre parrocchie della diocesi si tengono celebrazioni locali con la recita del rosario. Oggi per le vie del centro storico si snoderà la consueta processione mariana, che partirà alle 21,15 dalla basilica di Santa Maria delle Carceri ed arriverà in Cattedrale intorno alle 22. Sarà il vescovo, monsignor Franco Agostinelli, a guidare la processione . di Maria Lardara wPRATO Primavera, fioriscono comunioni e cresime. Liturgia ma anche business del sacramento e occasioni di lavoro che fanno gola a tanti studi fotografici. C'è però fotografo e fotografo e non a tutti capita di guadagnarci da queste celebrazioni. Legge del libero mercato ma fino a un certo punto. Non tocca mai nulla, ad esempio, al fotografo Evangelista Tafuro dello studio Mt Video in via Firenzuola. Esasperato da una situazione che si trascina da anni, Tafuro ha preso carta e penna e scritto una lettera al vescovo. «Cambiano i vescovi ma la realtà non cambia – scrive il professionista -. Sono anni che lavoro a Prato, ho la partita Iva dal 1981 e tutte le volte che ho chiesto una parrocchia per comunioni, cresime e altri eventi, la risposta è sempre la solita: c'è "tizio". A Prato i soliti "tizi" hanno tutto il monopolio delle parrocchie in mano. Mi sono anche sentito dire che il servizio viene fatto dal babbo di un ragazzo perché fa spendere meno». E pensare che il fotografo di via Firenzuola nel 2008 seguì un corso di formazione organizzato in Diocesi da monsignor Carlo Stancari sulle norme di comportamento da tenere in chiesa durante le funzioni liturgiche. «A che serve quel tesserino se nessuno me l'ha mai chiesto? La situazione sarebbe semplice se ogni fotografo avesse la sua parrocchia e l'attestato della Camera di commercio da portare in Curia o al parroco. A Prato lavorano sempre i soli tre che, avendo tanto lavoro, devono subappaltare il servizio. Anch'io sono un parrocchiano e la parrocchia cui faccio riferimento è quella dell'Ascensione. Mai però una chiamata». Chi di lavoro ne ha tanto, insomma, e chi nulla. Il fotografo di via Firenzuola potrebbe raccontare decine di episodi. «Quest'anno è successo che in una parrocchia i genitori si sono lamentati perché il fotografo imposto dal parroco chiedeva cifre troppo alte mentre a loro andava bene l'agenzia di zona. Chiaramente il regime di monopolio fa sì che i prezzi siamo portati all'eccesso». In realtà, non c'è una regola vera e propria: nel caso della scelta del fotografo da parte delle parrocchie per circostanze come comunioni e cresime interviene una sorta di consuetudine. Se per battesimi e matrimoni le famiglie si regolano liberamente, per cresime e parrocchie ci pensa la parrocchia per evitare sovraffollamenti durante le celebrazioni. «Le parrocchie – replica l'ufficio comunicazione della Diocesi – si rivolgono generalmente agli studi di fotografi presenti sul territorio: il problema potrebbe sorgere nelle aree delle parrocchie più grandi dove sono presenti più professionisti. Quella di scegliere tra i parrocchiani non è una regola ma una consuetudine. Effettivamente, la Diocesi di Prato fu fra le prime a organizzare sei anni fa un corso di formazione durante il quale emerse la volontà di procedere a una nuova ripartizione per zone tra parrocchie e fotografi: dopo il corso però – fanno notare dalla Diocesi - non venne fatto questo lavoro perché è difficile scalfire la consuetudine della parrocchie». Maria Lardara ©RIPRODUZIONE RISERVATA