Senza Titolo

di Azelio Biagioni wPRATO Bella, accogliente, attiva, nuova. Meri Marini usa per Prato gli stessi aggettivi spesi dagli artisti che hanno preso parte alla "Street art". «La città dovrebbe essere sempre come in quei giorni – ammette – La gente era frizzante e lo spirito che si respirava era davvero inusuale». Meri Marini è la titolare della galleria di arte contemporanea "Die Mauer" (Il muro, in tedesco) che da via Pomeria ad ottobre 2013 si è straferita in via Firenzuola (meglio conosciuta come via del Pesce). Come galleria ha collaborato alla recentissima realizzazione della "Street art", con particolare successo. «Perché la scelta di venire in via Firenzuola? Avevo maturato la decisione di trasferirmi – spiega Marini – passando per il centro mi sono innamorata di questa via e di alcuni fondi della strada. Mi colpirono i portoni in legno, che ho fatto restaurare. Erano quelli dei negozi che c'erano un tempo. Internamente ho unito i tre locali e ne ho fatto la galleria. Prima qui c'erano un macellaio, un pescivendolo ed un ortolano. Lo spostarmi qui mi ha premiato, per tanti motivi. Ora vivo il centro. Abito non distante dalla zona e tutti i giorni vengo al lavoro a piedi, guardo le vetrine ed avverto un'aria diversa. La galleria è più frequentata rispetto a prima e ho notato i tanti turisti che arrivano a Prato, richiamati dalle varie iniziative che ci sono e che vengono apprezzate. Sono tantissimi e sinceramente non me lo aspettavo». «Con questa mia scelta di trasferirmi sono contenta – prosegue Marini – perché uno dei miei scopi era quello di valorizzare il centro. La gente entra in galleria, si ferma, chiede, guarda. In via Pomeria vedevo l'appiattimento, qui è l'esatto opposto. A chi arriva va mostrato qualcosa di diverso dal solito. Come galleria facciamo pure della serate dove l'arte è intesa a 360 gradi, quindi letture di poesie e non solo mostre». Ed effettivamente via del Pesce, che è nel cuore del centro storico, ha acquisito appeal negli ultimi mesi con altre aperture, oltre a quella della galleria, di negozi e di uffici che la rendono più affascinante e vissuta. Marini racconta poi alcuni episodi simpatici che le sono capitati, come quando alcuni bambini attratti dai colori e dalle forme di quanto esposto entrano. I genitori gli vanno dietro, restano meravigliati più dei loro figli, apprezzano le opere ed in alcuni casi le hanno acquistate. La signora Marini ha sempre amato l'arte. Ma ha iniziato a vivere di quello che sentiva dentro solo nel 2010 quando aprì la galleria. Prima, per trent'anni, ha lavorato in un'assicurazione. Ma che dovesse sposarsi con questo mondo era destino. «Sulla parete davanti alla mia scrivana c'era appesa un'opera di Chiavacci – spiega - Un artista che ho poi riscoperto da gallerista e sul quale ho puntato molto. Tra l'altro il figlio si è rivolto a me perché promuovessi l'attività del padre». Meri Marini è certa che l'amore per l'arte è infinito ed il momento è quello giusto: far vedere qualcosa di diverso. «Non si può continuare a vivere su quello che è stato – sostiene - E' giusto crearci un futuro col nuovo e ci si deve dare una svegliata. Prato è senza ombra di dubbio una fucina di artisti ed il mio sogno è che possa diventare una Berlino mediterranea». La galleria "Die Mauer" punta solo ad artisti italiani focalizzando l'attenzione sui toscani e sui pratesi. "E di artisti pratesi ce ne sono e pure di bravi – sottolinea la gallerista – Quella che faccio come Die Mauer è una funzione di ricerca. Scovare artisti e far godere la città della loro arte. E per l'arte non conta l'età anagrafica, per me un artista giovane è quello che non ha mai fatto vedere il suo lavoro. «‘Prato contemporanea' ha fatto conoscere la città in maniera positiva – aggiunge Meri Marini - è un modo che le ha reso omaggio e le opinioni delle persone sono state positive sia per l'evento che per Prato, piaciuta moltissimo». L'attività della galleria prosegue molto bene e a Meri Marini non dispiacerebbe affatto l'idea che in centro ne aprissero delle altre, così da far diventare la zona un circolo dell'arte. «Dobbiamo essere più propositivi – conclude – a pensare indietro non si risolve niente. Creiamo qualcosa di nuovo e dimentichiamoci, anche per un momento, del tessile. Quindi lavorare con più ottimismo e guardare al futuro. La nostra città è apprezzata da quanti vengono ed io ho il privilegio (e sorride di gusto, ndr) di stare in quello che definisco il centro del mondo, ovvero San Marco».