È uno Shock track Arianna cade, si rialza ed è argento

SOCHI (Russia) Voleva «ucciderla» e poi piangere, ma quando ha capito che rimettersi in piedi l'avrebbe comunque portata lontano ha guardato avanti e ha fatto scivolare i pattini. Arianna Fontana, presto sposa in Lobello, dell'argento conquistato a Sochi vede il colore più bello: la rabbia per quella caduta dolosa causata dalla britannica Elise Christie ha lasciato il posto alla gioia di una medaglia che sì, poteva essere d'oro, ma si sa «è il mio sport, nello short track può succedere di tutto». E tutto si è visto in pista, finale dei 500 metri, un concentrato di sprint e potenza. Un tonfo collettivo, con la sola cinese Janrou Li rimasta sui pattini e correre verso il titolo della fortuna. «Ero convinta di poter vincere e naturalmente mi dispiace - ammette la campionessa lombarda, viso d'angelo e nelle cuffie prima del via la musica da bad girl - di non averci nemmeno potuto provare. Ma poi ho realizzato che va bene così, questo è un argento che vale oro. Certo l'inglese ha rovinato la mia gara e la sua: non è la prima volta, non è inesperienza, lo fa. L'avrei uccisa, quello che ho pensato in quell'istante quando sono finita sui cuscini, è meglio che non lo ripeto...: ma poi mi sono ripetuta, meglio che finisco la gara. Certo la delusione c'è stata, volevo piangere, poi ho visto Anthony (il fidanzato pattinatore e prossimo sposo ndr), mio fratello impazzito e allora ho capito che comunque avevo motivo per festeggiare». Una finale pazza nell'ovale dell'Icberg: cadono tutte, tre su quattro, perchè dalla carambola collettiva esce indenne solo la cinese Janrou Li, meno di un'outsider, che approfitta dell'occasione e accelera verso l'oro. Tutta colpa della britannica Elise Christie, che vuole riportarsi tra le prime, a qualsiasi costo. E allora colpisce la Fontana che perde aderenza sul ghiaccio. Ma non la testa: e si rialza, come l'inglese. Il traguardo dice cinese, inglese e l'azzurra: poi intervengono i giudici, squalificata la Christie e per la Fontana arriva il secondo posto. «È un argento che vale oro, ma che rabbia la caduta» ammette la campionessa dei pattini. Una vita passata sul ghiaccio, due podi olimpici e la grinta di chiedere sempre di più, anche di fare piazza pulita dei tecnici e dotarsi di una coppia di canadesi, Eric Bedard e Kenan Goudec, che di lei dicono: «È l'atleta che ognuno vorrebbe allenare, facile lavorare con lei: vuole sempre vincere. Ha tutto, testa, fisico e tecnica». Da tre anni ha cambiato tante cose, limato la dieta, ridotto i carboidrati, è cresciuta al punto che spesso si allena anche con gli uomini ma «senza bruciarsi». Una macchina con i pattini e tanto cuore, che batte per il collega diventato azzurro proprio per lei: Anthony Lobello, americano venuto dalla Florida, un bisnonno calabrese, e che il 31 maggio sul Lago di Como la campionessa dei pattini sposerà. A Sochi la Fontana è arrivata con una mission precisa: da tre anni studia per arrivare più in alto possibile, ha chiesto nuovi tecnici arrivati dal Canada e con loro è sbarcata ai Giochi da numero uno. Il feeling con i pattini, la sintonia con il team, la testa, le gambe, la tecnica: tutto funziona. «Ero consapevole delle mie possibilità e volevo entrare in tutte le finali. È arrivata la medaglia e ora vedremo cos'altro riuscirò a fare - spiega - ero incavolata nera, ma ora so che quella rabbia diventerà qualcosa di buono in pista». Ventiquattro anni il prossimo 14 aprile, le nozze il 31 maggio con rito civile sul Lago di Como, i progetti, il futuro tra la voglia di pattinare e quella di dire basta. «Non so se continuerò il prossimo anno - ammette - altri quattro fino ai prossimi Giochi sono davvero tanti. Non ho ancora preso una decisione ma se smetto niente anni sabbatici, chiudo e basta». Ma è pronta a schizzare ancora un pò sul ghiaccio se il suo staff verrà confermato: insomma se Eric Bedard e Kenan Goudac continueranno a essere i suoi tecnici. «Beh, se loro vengono confermati allora ci penso». La ragazzina che a Torino con il bronzo in staffetta era diventata l'azzurra più giovane tra le medagliate olimpiche, a Vancouver ha conquistato il titolo individuale nei 1500, adesso è cresciuta. E non solo per il filotto di podi, in tre edizioni dei Giochi altrettante medaglie. E a Sochi ancora non è finita: nei 1000 la coppia di allenatori dice che «è cresciuta tantissimo». Arianna, viso d'angelo, gambe d'acciaio e determinazione di ferro. Così è arrivata lontano. «Sono più matura, più consapevole: ma resta sempre la voglia di andare forte». Per il San Valentino non si aspetta grandi sorprese dal suo Anthony («sa che non ci tengo...» sorride). A casa l'attende l'abito da sposa, ma prima altro ghiaccio e podi da inseguire.