AnsaldoBreda, l'allarme di Pansa «Da sola non si può risanare»

PISTOIA AnsaldoBreda «non è risanabile da sola» e la sua situazione «rischia di mettere a repentaglio il futuro di Finmeccanica». L'ad del gruppo Alessandro Pansa, davanti alla Commissione Attività produttive della Camera, lancia un vero e proprio allarme sul tallone d'Achille del gruppo di piazza Montegrappa. AnsaldoBreda, negli ultimi conti presentati da Finmeccanica, è apparsa come una vera e propria zavorra. Nel periodo gennaio-settembre 2013 il gruppo ha chiuso con un rosso di 136 milioni di euro, rispetto all'utile di 141 milioni del 2012, proprio a causa della controllata nel settore del materiale rotabile, che non ha raggiunto nessuno degli obiettivi assegnati realizzando ordini per soli 63 milioni e un Ebita negativo per 94 milioni. Pansa ha sottolineato che le perdite della controllata sono state più di quanto «i benefici della ristrutturazione di Finmeccanica nello scorso anno e mezzo abbiano dato al resto delle aziende del gruppo». Quindi «tutti i sacrifici» fatti dalle altre aziende del gruppo «rischiano di essere vanificati» dalla situazione di AnsaldoBreda. Gli interrogativi sul futuro di AnsaldoBreda sono sul tavolo del management di Finmeccanica da molto tempo. Quella di ieri per Pansa è quindi solo l'ultima, ma forse la più allarmante, di una serie di dichiarazioni sulla necessità di trovare una soluzione. La società, ha spiegato, «così come è e allo stato attuale, non è finanziariamente ed economicamente sostenibile» ed è quindi necessario un deconsolidamento, pena il rischio di «dover pensare ad un'ulteriore amputazione o spezzettamento del gruppo». Deconsolidamento che, per Pansa, può avvenire in due modi: attraverso la realizzazione del progetto di un polo ferroviario voluto da governo e sindacati che però, ha detto, è un compito che non tocca a Finmeccanica; oppure cercando un cavaliere bianco, un «soggetto più ampio, italiano o straniero, per consentire quello che Breda da sola non è in grado di fare».