Siamo "Italiani", firmato Carlone, Li Calzi e Righeira

di Guido Siliotto Carlone, Li Calzi, Righeira, "Italiani": la loro è stata una delle esibizioni più intense sul palco di un gremito Teatro Goldoni all'ultimo Premio Ciampi. Il disco l'avevano presentato nel pomeriggio, durante l'anteprima della serata, e c'erano tutti e tre: Johnson Righeira, Giorgio Li Calzi e Gian Luigi Carlone. Del resto il rapporto con la manifestazione livornese è di vecchia data: addirittura al 1999 risale il riconoscimento per la miglior cover di Ciampi ("Il lavoro"), realizzata all'epoca da Righeira e Li Calzi (ancora soltanto un duo). Poi, nel 2005, Li Calzi vince nuovamente per una reinterpretazione di "Disse: Non Dio, decido io", stavolta in combutta con Lalli e Pietro Salizzoni. Ma, nel frattempo, il progetto è andato avanti, molto lentamente, tanto che "Italiani", recentemente pubblicato, è l'esordio vero e proprio. C'è voluta la tenacia di Carlone (a sua volta già noto per le vicende legate alla Banda Osiris) per far sì che i suoi pigri compagni d'avventura si mettessero d'impegno per concretizzare finalmente tutte le idee che giravano loro in testa. "Italiani" è un excursus in lungo e in largo nella musica tricolore, affrontando in maniera personale piccoli e grandi successi, brani stranoti ed altri neno, senza distinguere troppo tra "alto" e "basso". L'incontro tra i musicisti ha fatto scintille, in un abbraccio tra l'elettronica e la tromba jazz di Li Calzi in una alchimia di grande suggestione. Accanto al solito Piero Ciampi ("Ha tutte le carte in regola"), troviamo un altro brano immortale, "Amore che vieni amore che vai" di Fabrizio De Andrè, ma c'è pure qualche sorpresa: ad esempio, per Lucio Battisti è stata scelta una traccia che possiamo definire "minore", "Il veliero", eseguita anche dal vivo al Ciampi assieme a un brano di culto come "Lavorare con lentezza" di Enzo Del Re. Ma l'indagine sarebbe stata inutile e infruttuosa se il trio non avesse poi avuto il coraggio - si fa per dire - di affrontare anche canzoni nazional-popolari: ecco allora "Sarà perché ti amo" dei Ricchi e Poveri e, soprattutto, "L'italiano" di Toto Cutugno. Troppo facile, infatti, giocarsela con Ciampi e De Andrè, la classe emerge quando la materia prima è da maneggiare con cura. E se le canzoni più blasonate qui sono capaci comunque di brillare di luce propria, è nei sentieri più impervi che la band ottiene i risultati più sorprendenti e "L'italiano" diventa finalmente una canzone dove il testo perde quella insopportabile vena di retorica per rappresentare una sorta di dolente presa di coscienza. Tra le altre, da citare almeno "Largo all'avanguardia" degli Skiantos, ma non poteva neppure mancare la più bella canzone dei Righeira, la struggente "L'estate sta finendo".