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di Andrea Visconti wNEW YORK Per Bill De Blasio è fatta. Martedì circa quattro milioni di newyorkesi andranno alle urne per scegliere l'uomo che guiderà la Grande Mela per i prossimi quattro anni e non c'è dubbio che a vincere sarà lui. Stravincerà perché ha un vantaggio incolmabile sul principale sfidante, il repubblicano Bill Lotha. Dal primo gennaio sarà questo italo-americano a guidare dall'alto del suo metro e novanta la metropoli più importante al mondo. De Blasio assumerà i poteri dopo una campagna puntata sulla necessità di superare "le due città". Cioè la New York dei ricchi: miliardari di Manhattan, squali di Wall Street, nababbi nei grattacieli. E la New York di chi fa fatica a tirare a fine mese: nuovi emigrati del Queens, neri del Bronx, piccola borghesia di Brooklyn, classe operaia di Staten Island. Bloomberg è stato il sindaco delle classi abbienti, De Blasio si propone come sindaco di chi ha bisogno di una mano per stare a galla. I professionisti superpagati di Manhattan già tremano. Temono che De Blasio sia troppo liberal, troppo dedicato a tassare i ricchi aiutando gli indigenti con programmi di assistenza pubblica. Hanno paura che la macchina economica della città rallenti, che torni la criminalità. New York ha vissuto un periodo di grande espansione negli ultimi dodici anni. Bloomberg prese le redini della città dopo la ferita dell'11 settembre. Il giorno della strage era ancora sindaco lo "sceriffo" Rudolph "Rudy" Giuliani ma con l'inizio del 2002 subentrò Bloomberg con il compito di tirar su New York dalla batosta emotiva ed economica dell'attacco alle Torri gemelle. Bloomberg è riuscito in questo compito tanto che aveva già deciso chi sarebbe stato il suo erede politico. Ma Christine Quinn è rimasta travolta proprio dal peso di Bloomberg. L'elettorato non le ha mai perdonato di avere votato, quando era capo del consiglio comunale, a favore di un terzo mandato per lui. Una manovra al limite dell'illegalità. Così la Quinn si è giocata le possibilità di diventare la prima sindachessa lesbica di New York. Ma anche la famiglia De Blasio rompe gli schemi tradizionali. Sua moglie non fa mistero di avere avuto per anni relazioni con donne fino a quando non ha conosciuto Bill e se n'è innamorata. Coppia anticonvenzionale, soprattutto considerato che lui è bianco mentre lei è afro-americana. Ma sono proprio le mille sfaccettature della sua personalità che gli faranno conquistare Gracie Mansion, la residenza ufficiale del Primo Cittadino. Il sindaco miliardario non ha mai abitato a Gracie Mansion perché è proprietario di una grande casa assai più confortevole di questa storica magione che Bloomberg, pur non usandola, aveva ristrutturato usando il suo capitale personale. Dei lavori di ristrutturazione se ne avvantaggerà Di Blasio che sta per lasciare una casetta molto semplice a Brooklyn, tipica della piccola-media borghesia etnica. Ha già detto alla moglie Chirlane e ai figli Chiara e Dante di fare i bagagli, «perché con l'anno nuovo si va a Manhattan». Chiara e Dante, nomi così italiani che fanno pensare che papà venga da una forte tradizione italo-americana. Ma non è così. De Blasio nasce con tutt'altro cognome. Il certificato di nascita dice Warren Wilhelm Jr., nome che accantona quando il padre abbandona la famiglia e va a annaffiare i suoi dolori nel whisky. Bill decide di buttare via quell'identità tedesca nella quale non si riconosce e adotta quella italo-americana di mamma Maria, che di famiglia viene dal beneventano. «E' mia madre che mi ha influenzato più di chiunque altro», racconta Bill. «E' lei che mi ha insegnato a vedere il mondo dalla prospettiva di un italiano». Con De Blasio New York fa un tuffo all'indietro: ritorna in mano a un liberal italo-americano su modello di Fiorello La Guardia, sindaco leggendario degli anni Trenta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA