L'INTERVISTA

Promozioni a tappeto? Idee sempre più fantasiose per attirare i clienti o mantenere quelli più fedeli scontando l'Iva, regalando buoni benzina e perfino voucher alimentari quando acquisti un telefonino od un televisore? Stanno semplicemente raschiando il barile per far comprare qualcosa in più, ma lo fanno tagliando un pochino i grandi profitti del passato e quindi non con tutti quei sacrifici economici come ci vogliono fa credere le grandi aziende: lo sostiene Domenico De Masi, docente di sociologia del lavoro all'Università La Sapienza di Roma, grande esperto di questo complicato mondo dei consumi dove basta un punto di percentuale in più o in meno per far sorridere o creare allarme: situazioni che cambiano le abitudini e che devono essere ricondotte ai profondi cambiamenti socio-economici di questi ultimi anni. Allora, professore: che cosa sta accadendo? Tuttalpiù eravamo abituati al "tre per due" per far comprare più roba di ciò che ci serviva. Adesso si cerca almeno di vendere il singolo prodotto. Esattamente. Stiamo assistendo ad una polverizzazione sociale, con un gruppo ristrettissimo di iper-ricchi e chi invece ha sempre meno possibilità. In sintesi, si sta prosciugando la classe media, cioè la stessa che tendeva ad accumulare comprendo magari tre dentifrici invece di due, con tante cose che finivano anche nella spazzatura. Se al ricco manca infatti la scatoletta di tonno, non fa altro che andare al ristorante sotto casa, mentre chi ha meno possibilità ha sempre cercato di sfruttare le occasioni promozionali, finendo quindi anche con l'acquistare tantissima roba. Ed alle aziende conveniva perché così incassavano più soldi in anticipo. Poi però è arrivata la crisi. La reazione è sotto gli occhi di tutti: si compra meno, ma è solo perché siamo veramente più poveri? Il taglio delle spese è iniziato naturalmente dalle meno indispensabili, lasciando per ultime quelle per i bambini, ma non siamo nella condizione di rinunciare al pane: se qualcuno non lo compra è perché magari vuole fare una dieta. Mi spiego: mi rendo conto che ci sono persone che hanno difficoltà ad arrivare in fondo al mese, ma va ricordato che in Italia abbiamo comunque un reddito pro-capite di 34mila dollari americani all'anno, che ci pone all'ottavo posto nel mondo. In Cina è di 3.700 dollari, il Brasile, che è un paese emergente, arriva a 8mila. Il problema, quello che influisce con gli acquisti di cui stiamo parlando, è la distribuzione troppo sbilanciata della ricchezza: basta pensare che l'ad della Fiat Sergio Marchionne guadagna oltre mille volte lo stipendio di un suo operaio e Silvio Berlusconi si mette in tasca 12mila volte la paga di un dipendente Fininvest. Sono differenze enormi, amplificate dal fatto che sette milioni di italiani possiedono da soli il trenta per cento dell'intera ricchezza del nostro paese. Però sono cambiati anche i bisogni. E forse si pretende che gli acquisti siano costanti e sempre un po' troppo consistenti. I bisogni di questo momento, in buona parte indotti, certamente influenzano anche la situazione economica generale. Un esempio? Ci sono molti lamenti sulle vendite inferiori, rispetto al previsto, dell'iPhone 5, l'ultimo telefono messo sul mercato dalla Apple. È una bella pretesa che le cosa vadano diversamente, visto che appena un anno prima hanno lanciato l'iPhone 4 che praticamente è quasi uguale. Chiaro che così il mercato si satura, come dimostrano anche i dati deludenti di crescita che arrivano dalla Germania. Insomma, si sta esagerando e, come conseguenza, adesso siamo davvero alla frutta.(s.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA