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«Basta precariato, faccio il mastro birraio»

LAVORIA In fabbrica c’è entrato solo da precario. Un tira e molla estenuante. Al punto di arrivare a rompere gli schemi per mettere su uno stabilimento tutto suo. In proprio, per dare forma a una passione e al bisogno di stabilità. Si chiama Opificio Birrario ed è una società agricola con sede e impianti a Lavoria. Un embrione che nel nome svela già la produzione. Birra artigianale di qualità, legata a doppio filo al territorio. «Siamo in tre soci, ma solo io lavoro a tempo pieno nell’azienda – spiega il mastro birraio Fabrizio Di Rado, 39 anni di Fauglia –. Gli altri due hanno un lavoro, ma hanno scelto di sostenere l’iniziativa dal lato economico e di darmi una mano nel loro tempo libero». Il logo dell’azienda è l’impronta di un bicchiere, ma c’è anche una mascotte, la civetta che nel territorio di Crespina è di casa. Anche le birre, tre le ricette dell’Opificio Birrario, portano nomi di specie di civetta: l’ambrata Glaux, la chiara Noctua e la doppio malto Brama. «L’idea è di utilizzare quanto più è possibile materie prime del territorio – dice il mastro birraio –. Tra poco avremo il nostro malto, l’orzo è in fase di trasformazione presso una azienda di Cremona. Ma abbiamo impiantato anche una luppoleta e la prossima primavera potremo testarne i frutti». L’orzo è coltivato su un ettaro di terreno nella campagna di Lorenzana. «Vorremmo caratterizzarci per la capacità di sostituire gli ingredienti che adesso in parte compriamo con nostre produzioni. Ci proviamo, sapendo che è un progetto ambizioso». La passione è nata tra le mura di casa, insieme al socio Luca Carmassi, 38 anni di Fauglia, l’altro compagno d’impresa è il pontederese Roberto Pagliai. «Per anni ho prodotto la birra in casa, adesso stiamo cercando di fare qualcosa di serio – afferma Di Rado –. Produrre birra può essere semplice se si sceglie di seguire ricette e utilizzare i materiali già pronti in commercio. Insomma, la tecnica non è difficile. La sfida è legare il processo al territorio». Tutto è in progress. Nel laboratorio, con annesso locale per la vendita diretta, cominciano ad arrivare i primi ordinativi. Viene distribuita anche in alcuni locali e rivendite della zona. «La prima cotta è di metà giugno – dice –. Per adesso produciamo una media di 700 litri di birra ogni mese. Facciamo un passo alla volta, consapevoli che affinché l’impresa si regga dovremo attestarci su altri numeri. L’obiettivo è riuscirci nell’arco di un anno». Manolo Morandini ©RIPRODUZIONE RISERVATA