Livorno, valigia piena di sogni

di Alessandro Bernini wLIVORNO Due giornate, sei punti. Chi l'avrebbe mai detto. E poco importa se stamani ci siamo svegliati senza guardare tutti dall'alto verso il basso: ieri il Varese ha vinto ed è salito a 8 punti, ma quella è una squadra costruita per andare in serie A, il Livorno sta lì a fari spenti e guarda cosa succede. Intanto oggi si torna a Piacenza. Che sarà anche un campo neutro, ma per noi resterà sempre "il campo della A". Quello che il 29 maggio del 2004 ci inondò di gioia e lacrime. Sensazioni incredibili. Finì 1-3, reti per il Livorno di Ruotolo, Melara e Lucarelli, davanti a 8mila tifosi amaranto che nella notte diventarono più del doppio ad accogliere la squadra allo stadio. Sono passati 8 anni. Da allora abbiamo conosciuto la gloria della serie A e della Coppa Uefa, due retrocessioni in B e uno strisciante senso di disaffezione amplificato nelle ultime due stagioni. Adesso siamo all'anno zero e la sensazione è che tantissimi tifosi, abbiano una voglia matta di tornare a divertirsi col Livorno. Le prime due puntate sono state da applausi a scena aperta. Per il risultato ma soprattutto per l'atteggiamento. Adesso c'è il terzo atto, e in questi casi il difficile è davvero ripetersi. Anche perché ci guardano con occhi più attenti, più cattivi. Non ci saranno Dionisi e Belingheri ma questo non inquieta Nicola. Emerson davanti alla difesa ci ha regalato due prestazioni da leccarsi i baffi, mentre in attacco è pronto Piccolo. Alternative? Ci sarebbe il 4-4-2 ma bisognerebbe cambiare troppe posizioni (in primis a Luci) e per ora non è il caso. Bisognerà stare molto attenti a Caridi, uno veloce, che si muove tra le linee: Luci potrebbe essere più adatto di Emerson a livello di velocità. E poi c'è quel Tiribocchi che Lambrughi e Bernardini dovranno maneggiare con cura. Ma anche la Pro Vercelli deve stare attenta, molto attenta, perché noi là davanti abbiamo Paulinho, Piccolo e Siligardi. Nicola in settimana ha parlato chiaro ai suoi ragazzi. «Andate in campo e giocate come se la neopromossa fossimo noi, e non loro», ha detto alla squadra. Perché lui è convinto che in campo si va prima con la testa, e poi coi piedi. Se hai testa e piedi così così puoi vincere, se hai piedi buoni ma niente testa sei sconfitto in partenza. E allora vai Livorno, e oggi dimostraci che hai testa e cuore.