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CANDELE E KEBAB: PRETI POCO LUCIDI

E lo penso pur concedendo a entrambi questi sacerdoti l’attenuante di qualche possibile enfasi mediatica. Giorni fa un parroco, lamentando l’inadeguatezza delle offerte rispetto ai ceri accesi davanti agli altari della sua chiesa, dice ai fedeli: fate una preghiera ma accendete la candela solo se mettete nell’apposito bussolotto una moneta non inferiore a (seguiva il prezzario). Ieri leggo di un altro parroco preoccupato per l’apertura, vicino alla sua chiesa, di un negozio con regolare licenza per la vendita di kebab. I due episodi si commentano da soli. Però mi rode qualcosa dentro, e non solo per il ridicolo che può ricadere sulla “categoria”. Tra poco celebreremo 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, quando tutti i vescovi del mondo si riunirono a Roma per mostrare una chiesa in sintonia con “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini del nostro tempo, soprattutto dei più poveri e tribolati”. Dal Concilio in qua, i papi ci hanno insegnato che la chiesa è “esperta in umanità” (Paolo VI), che dobbiamo farci “tutti solidali verso tutti” (Giovanni Paolo II), che l’amore di Dio “ci dà il coraggio di operare e di proseguire nella ricerca del bene di tutti” (Benedetto XVI). Quindi mi sembra chiaro, tanto più in una società spesso lontana dal Vangelo, il bisogno di parrocchie che aprano le porte, accolgano le persone e celebrino i loro riti non come astrazione dal mondo, ma per alimentare una fede incarnata nella storia, una chiesa che sa farsi madre e maestra di vita buona, di pace e di giustizia. Eliminando tutti quelli che potrebbero apparire interessi di bottega. Anche questi miei pensieri sono un vaneggiamento estivo? Spero di no, proprio in questi giorni in cui la chiesa celebra Maria che magnifica il Signore perché rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati e rimanda i ricchi a mani vuote. Lasciamo perdere le candele e il kebab, e facciamo nostro il sogno della piccola grande ragazza di Nazaret. don Antonio Cecconi ©RIPRODUZIONE RISERVATA