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La Ferrari ora punta al colpo del ko

di Andrea Gabbi Così si può sognare in grande. Con questo spirito, con questa fame di vittoria. E soprattutto con questo pilota straordinario. La Ferrari è leader del Mondiale piloti e, dopo il terzo exploit stagionale di Fernando Alonso a Hockenheim, ci sono le basi per credere nel successo finale. Un successo domenica in Ungheria potrebbe chiudere le porte alle speranze dei concorrenti diretti, anche se la matematica ovviamente lascerebbe spazio alle rimonte. In Germania la Rossa è stata perfetta. Merito di tutti: dal box al pilota. Unica pecca l’uscita di scena di Felipe Massa in avvio. Ma stavolta la colpa non è del tutto sua. Adesso – da oggi a domenica – c’è l’Hungaroring, ultima tappa prima della sosta agostana. Bisogna chiudere il cerchio e mettere altro fieno in cascina. Eroe rosso. Alonso nella prima parte di stagione si è ritrovato a combattere contro i mulini a vento: vettura inferiore alle aspettative e soprattutto inferiore alla concorrenza, sviluppo lento e non efficace, evidenti problemi nel giro lanciato. Ha corso in difesa Fernando, racimolando punti in ogni pista e portando sempre la Rossa alla bandiera a scacchi. Poi qualcosa è scattato. La F2012 ha trovato un assetto convincente e parallelamente il resto del Circus non ha fatto grandi passi avanti. Ecco allora che sono arrivate le vittorie (tre fino a questo momento) che permettono ad Alonso di essere in testa alla classifica piloti. La forza di questo primato però non sta nella serie di risultati stratosferici inanellati in queste ultime uscite, ma nella tenacia dimostrata dall’asturiano in avvio di stagione, quando tutto lasciava presagire l’ennesima annata di delusioni. Dieci senza lode. Erano piovute critiche sulla Ferrari dopo il Gran premio di Silverstone. L’errore di valutazione nella scelta delle gomme aveva precluso al Cavallino un successo che sembrava più che meritato. Stavolta invece i tecnici di Maranello sono stati perfetti. Il colpo di genio (o azzardo, chiamatelo come volete) del sabato con il cambio di pneumatici in tempo record per l’ultimo giro lanciato ha pagato con una pole da urlo, quella strappata da Alonso nel sabato tedesco, la seconda consecutiva. Fernando sull’acqua ha danzato con la leggerezza di una ballerina della Scala. La gara invece è stata dominata dal primo all’ultimo giro. In alcuni frangenti la mente è volata agli anni d’oro dell’era di Michael Schumacher, quando la Rossa correva un Mondiale a parte. Dieci in pagella alla Ferrari, ma per la lode servirà la stoccata anche in Ungheria. Peccato per Massa, eliminato dalla corsa dopo una collisione e una foratura. Stavolta non è di certo colpa sua, però scattando sempre nelle retrovie è normale essere esposti a rischi maggiori. Avversari al palo. All’Hungaroring, circuito che storicamente sorride ai portacolori italiani, bisognerà lanciare l’ennesimo messaggio al resto del circus. Alonso – oltre a essere il pilota numero uno – ora ha anche la monoposto più competitiva. Non la più performante, perché quella resta la Red Bull. Il problema della scuderia austriaca sembra essere nei suoi uomini di punta. Da una parte Mark Webber, secondo nel Mondiale ma troppo discontinuo per ambire al titolo. Dall’altra Sebastian Vettel, che per la prima volta dopo due anni sta dimostrando un nervosismo e una frenesia che non gli si addicono. Senza parlare poi delle McLaren che vivono alla giornata. Anche le Frecce d’Argento non se la passano bene sul fronte piloti visti gli alti e bassi della coppia Lewis Hamilton-Jenson Button. La crescita della Ferrari (unita ai problemi delle rivali) sta plasmando gara dopo gara un sogno. Ma senza un pilota fenomenale come Fernando Alonso non si andrebbe lontano. Ecco allora che dopo diversi anni l’uomo sta facendo la differenza ben più delle macchine. E per lo spettacolo non è poco. È tutto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA