26 luglio 2012 —
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sezione: Viareggio
di Donatella Francesconi w VIAREGGIO La barriera antirumore che avrebbe potuto contenere gas e fuoco a ridosso delle case di via Ponchielli la maledetta notte del disastro ferroviario di tre anni fa a Viareggio, era stata «pianificata sul tratto di linea ferroviaria Genova-Pisa a cavallo della stazione di Viareggio». Lo scrive Rete ferroviaria italiana (Gruppo Fs) a fine ottobre 2010. Quando l’ispettore superiore della Polfer di Milano, Angelo Laurino - forte del lavoro fin lì fatto per la Procura dall’ingegnere Alfredo Zallocco (Asl di Prato, prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro) - decide di prendere le misure a Rfi. Nel senso letterale del termine, al centimetro: perché la richiesta è quella di chiarire per quanto chilometri, da dove a dove, le barriere avrebbero dovuto estendersi. Per avere la certezza che fossero previste anche nella zona colpita dal disastro ferroviario. Alla fine, putroppo, dubbi non ce ne sono. Perché Rfi scrive: «Un tratto di barriera è prospicente proprio l’abitato di via Ponchielli». Nel 2004 (il primo luglio) l’approvazione, nella Conferenza Stato-Regioni del Piano di risanamento acustico di Rfi per la Toscana. Un primo lotto di lavori, da completare in quattro anni. Appuntamento con Viareggio previsto per il 2007. Niente di fatto: il Comune non approva nei termini previsti il proprio Piano di classificazione acustica e la Regione cancella l’intervento. Che - nel Piano di Rfi - «era al 34° posto nella graduatoria della Regione». Oggi, dopo 32 morti ed una perizia firmata da quattro ingegneri che, per conto della Procura guidata da Aldo Cicala, hanno appurato che se il gas avesse trovato le barriere sarebbe passatosolo per il 16%, Rfi spiega che «nella nuova graduatoria, trasmessa nel marzo 2010, la barriera antirumore in questione è programmata al 74° posto...». Otto anni per non realizzare opere già finanziate. Come la Regione ammette rispondendo alle richieste dell’ingegnere Zallocco: «Interventi ancora materialmente non ne sono stati eseguiti da nessuna parte». Dove per nessuna parte si intendono i Comuni di Pisa, Cascina, Prato, Grosseto, Rosignano, San Vincenzo, Pontedera, Lucca, Livorno, Follonica, Reggello, Firenze, Sesto Fiorentino, Figline, Chiusi, Montevarchi, Arezzo. «Fermo restando che sarà la magistratura giudicante a dover valutare il materiale raccolto durante questi anni di indagine - commenta Maurizio Dalla Casa, legale dell’associazione dei familiari delle vittime della strage - le considerazioni che è possibile fare sono due. La prima è che la richiesta degli abitanti di via Ponchielli avrebbe dovuto ricevere una diversa attenzione e quindi un’approfondita valutazione di ordine tecnico che, ove omessa, costituirebbe una gravissima mancanza la cui portata dovrà essere valutata in sede processuale. La seconda è che è il momento di fare una riflessione molto attenta su come sia strutturata la rete ferroviaria italiana, visto che sono molti i centri abitati quotidianamente attraversati da trasporti analoghi a quello che si è reso drammaticamente protagonista a Viareggio». Il sindaco Lunardini assicura: «Di fronte a 32 morti non vale dire che nel 2005 il sindaco non ero io. Per questo ho chiesto subito una relazione dettagliata agli uffici competenti». E sulla vicenda interviene anche la senatrice Manuela Granaiola (Pd): «Mi tornano alla mente le Italiche abitudini: gli estenuanti passaggi burocratici, le lentezze, la mancata realizzazione del progetto per il contenimento del rumore lungo il percorso ferroviario interno alla città più volte sollecitato dalla Regione. Era dal 2001 che gli abitanti di via Ponchielli e dintorni richiedevano la quella barriera antirumore. Sempre troppo tardi ci si accorge come l'esperienza di vita quotidiana di tanti cittadini sia spesso fonte di saggi quanto inascoltati suggerimenti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA