Luperi, un talento non solo nel fioretto e il futuro è con lui

di Mario Orsini wLIVORNO Voglia di volare. Lo zaino zeppo di libri e fioretti. La testa agli esami di stato e alla Coppa del Mondo assoluta. Edoardo Luperi, diciannove anni, il prossimo 11 settembre, è l'astro nascente del fioretto mondiale. Nessuno alla sua età ha vinto quanto lui. A livello giovanile e assoluto. L'ultima performance in Coppa del Mondo a L'Avana. Con a fianco Giorgio Avola, Valerio Aspromonte e Alessio Foconi ha fatto saltare il banco nella prova a squadre. Un trionfo che ha confermato lo squadrone azzurro, seppure orfano per una volta di Andrea Baldini e Andrea Cassarà, in testa al ranking planetario. Per Edo proprio nel "bel mezzo", tra scritti e orale, degli esami di Stato, in svolgimento al Liceo Enriques di via della Bassata. Talento straordinario. «In qualsiasi altra nazione del pianeta, un fiorettista di questo spessore lo porterebbero, in collo, a Londra a disputare le prossime Olimpiadi. Da noi giustamente rimane a casa perché abbiamo atleti che meritano di andarci più di lui. A Rio però sarà in pole position», le parole del suo maestro e mentore Marco Vannini. Poi aggiunge: «A maggio Edo ha vinto il suo secondo titolo tricolore. Un bis straordinario. L'anno scorso, quando aveva trionfato a Livorno, nella sua città e con il tifo tutto per lui, qualcuno superficialmente aveva parlato di successo frutto di una serie di circostanze favorevoli. Prima tra tutte l'effetto sorpresa. Sorrisetti e mezze parole che non mi erano proprio piaciute. Quest'anno, quando tutti l'attendevano al varco, ha zittito tutti. Alla sua maniera. Parlando con i fatti. Ma lui è così. Un talento straordinario». Ampi margini di miglioramento. Soprattutto a livello di esperienza. «Deve imparare – continua Vannini – a gestire meglio le piccole cose. Anche fisicamente, soprattutto tenendo conto dell'età, ha la possibilità di migliorarsi. Come concentrazione, invece, siamo quasi al top. Quando tira è quasi impermeabile a condizionamenti e sollecitazioni esterne. E' freddo, determinato, micidiale sia che abbia davanti un ragazzino o il campione del mondo o olimpico. Lui tira per vincere, con la convinzione che non ci sono limiti alla provvidenza». Successi a raffica. Poi Marco Vannini ci ricorda alcuni dei successi più belli del suo Edo: «Il doppio oro, individuale e squadre, ai giochi olimpici della gioventù di Singapore ad agosto 2010. L'oro individuale e l'argento a squadre ai mondiali Giovani di Amman 2011 e il bronzo e l'argento dell'anno prima a Baku. Il doppio oro agli europei Cadetti 2009 di Bourges. La vittoria nella Coppa del Mondo Giovani 2010-2011 e l'infinità di successi e ottimi piazzamenti su e giù per il mondo». A L'Avana, Edoardo, con un pizzico in più di fortuna e qualche ingiustizia in meno, avrebbe potuto portare a casa anche una medaglia a livello individuale. Dopo un ottimo girone e il successo prima con l'amico Lorenzo Nista e poi, per 15-11, con il forte americano Meinhardt, in odore olpimico, nei sedicesimi, ha dovuto arrendersi, negli ottavi, al cinese Li per 15-14, complice un paio di sviste arbitrali che lo hanno mandato in bestia e gli hanno fatto sventolare sotto il naso un paio di cartellini rossi. A conti fatti: due punti di penalizzazione. Troppi a questi livelli. Cocco di mamma. Cocco di Vannini ma anche dei genitori. «Ultimamente a causa degli esami di Stato si è allenato a scartamento ridotto. Quando è partito per Cuba, aveva appena sostenuto la terza prova scritta. Nonostante questi impegni scolastici, cui tiene tantissimo, non ci pensato due volte a rispondere alla convocazione del ct Cerioni. Nello zaino accanto ai fioretti ha messo i libri, per studiare, in vista dell'orale di lunedì prossimo. Dopo il buon esito degli scritti spera di ottenere un buon voto finale. Finora anche come studente ci ha regalato davvero tante soddisfazioni», dice mamma Patrizia. Bravo, simpatico e benvoluto. Ascoltiamo di nuovo Vannini: «I tanti successi non gli hanno montato la testa. Era e continua a essere un ragazzo pieno di energia positiva. Fatte le debite proporzioni, una specie di Valentino Rossi. Come il dottore cura con scrupolosità i minimi dettagli e gli aspetti tecnici, psicologici e fisici. La mattina verso le 6 e mezza, prima di andare al liceo, correva sul mare. Quando poi c'è da lavorare in palestra o pedana non si tira mai indietro ed è un esempio per tutti».