FIRENZE Sono passati appena tre anni da quando Guelfo Guelfi, pubblicitario e guru della comunicazione di Matteo Renzi quando questi era presidente della Provincia di Firenze, girava di redazione in redazione con un libro di 352 pagine con gli scritti del futuro sindaco. Titolo A viso aperto. «Non lo sottovalutate, Matteo ha stoffa», spiegava Guelfi ai suoi scettici interlocutori. Era il 2009. L’anno in cui, il 25 giugno, a sorpresa Renzi diventa sindaco di Firenze sbaragliando la vecchia classe dirigente del Pd fiorentino. Tre anni dopo il Rottamatore si rimette in pista. Stavolta la sfida è direttamente contro Bersani. Obiettivo: Palazzo Chigi. Con quali uomini e mezzi? Ecco una piccola guida all’esercito di Matteo, il Rottamatore. Cominciando dagli uomini più fidati. Carrai, la mente economica. C’è una cerchia ristretta, fiorentina, di amici storici. Tipo Bruno Cavini, consigliere politico, Lucia De Siervo, figlia dell’ex presidente della Consulta, Luca Lotti , capo di gabinetto in Comune, Marco Agnoletti, il suo portavoce, («La Meloni ha una portavoce bona. Io c’ho l’Agnoletti...», scherzò una volta davanti alle telecamere di Mtv). Infine Marco Carrai, amministratore delegato di Firenze Parcheggi, il tesoriere del gruppo. Da Gori a Nesi. Poi ci sono le new entry, il gruppo di amici famosi che conferiscono a Renzi una valenza nazionale. Da Giorgio Gori, ex direttore di Canale 5, al sociologo Giuliano Da Empoli. Da Alessandro Baricco a Edoardo Nesi. Da Martina Mondadori a Antonio Campo Dall’Orto, il guru di Mtv Italia. Sono gli amici nazionali operativi in caso di scesa in campo di Renzi. Quelli ad esempio, che nei giorni scorsi, in una riunione riservata, hanno iniziato a discutere il codice comunicativo che il sindaco di Firenze dovrà tenere in caso di primarie. I guru della comunicazione. Prime raccomandazioni degli esperti: meno battute alla fiorentina, meno Pieraccioni, e più argomentazioni riflessive, ponderate. Da candidato a premier. Così come già si sta discutendo sull’impostazione della campagna elettorale. Dice, fuori taccuino, uno dei più stretti collaboratori di Renzi: «Si pensa ad un racconto dell’Italia in positivo. Andando nelle fabbriche che assumono, nei comuni virtuosi, nel Paese che funziona. Un messaggio di speranza. Tipo: ce la faremo». Una campagna simile a quella di Veltroni. E’ anche possibile che la campagna parta in una fabbrica simbolo come la Lingotto veltroniana. Magari al sud. Il tallone d’Achille del renzismo. Il Rottamatore va in soffitta. Quindi battute con sobrietà. Discorsi concisi ma autorevoli, rassicuranti. Basta con l’icona del Rottamatore: «Occorre dare l’immagine di ricostruttutore dell’Italia», suggeriscono gli esperti. E basta anche con il giovanilismo. Memorabile la battuta di Beppe Fioroni, ex ministro della Pubblica Istruzione: «Renzi? Sono anni che ce lo spacciano per ventenne, ma quando li compie trent’anni?». Ne ha compiuti 37, l’11 gennaio scorso. Gli anni passano anche per Renzi. Che, se dovesse diventare premier, però potrebbe vantarsi di essere il più giovane presidente del Consiglio dell’Italia repubblicana . Da Guardiola a Farinetti. Poi ci sono i testimonial. I vip renziani d’Italia. Che danno immagine e credito al sindaco di Firenze. Dall’ex ad della Fiat Cesare Romiti al ct della nazionale Cesare Prandelli. Da Jovanotti (che lo consigliò apertamente ai suoi fan durante un concerto a Firenze) a Roberto Benigni. Da Oscar Farinetti di Eataly , grande amico di Renzi (l’industriale rimase colpito che una volta il sindaco, passeggiando in piazza Signoria, si chinò per raccattare una cartaccia e buttarla nel cestino) a Barbara Berlusconi che a Vanity Fair ha confessato di fidarsi del sindaco di Firenze. E poi Blair. E soprattutto Josep Guardiola, l’ex allenatore del Barcellona. Esperto di marketing, Renzi sa bene che ciascuno di questi e altri nomi famosi lo introducono in mondi trasversali. Lo accreditano. Narrano, per usare un verbo molto caro a lui e a Vendola, il suo mondo. Le sue sfide. I suoi sogni. Campagna stile Obama. Ma la narrazione ha bisogno dei media. Renzi è stato definito il cyberscout. E’ stato il primo politico ad usare Fb come strumento di lavoro. E la Rete sarà ancora il perno della strategia comunicativa di Renzi per le primarie. L’idea è quella di creare dei comitati di amici. Minimo dieci persone a comitato. Con un coordinatore per ogni provincia. I comitati potranno comunicare tra loro e con Renzi tramite la Rete. Modello Beppe Grillo, per intenderci. O meglio ancora tipo la Dashboard, la piattaforma social usata da Obama per collegare i suoi comitati di sostenitori. Organizzazione flessibile. Internet. Insomma un po’ Grillo e un po’ vecchia sezione della Dc (controllo territorio e porta a porta). Buca il video. La Rete, senza però dimenticare le tv. Il Ciberscout è stato lanciato nell’etere da Francesco Rutelli ai tempi della Margherita. Da allora è stato un crescendo. Le tv amiche sono soprattutto quelle di Mediaset. Renzi è ospite quasi fisso di Alessio Vinci, conduttore di Matrix. Che del Rottamatore dice: «E’ uno che buca il video. Regge gli indici di ascolto dei più importanti leader politici e anche degli attori». Anche Lilly Gruber invita spesso Renzi. Così come in Rai Bruno Vespa e Giovanni Floris, grazie anche a Federico Geremicca, collaboratore di Ballarò e giornalista della Stampa, dove ospita spesso le interviste a Renzi. Che è molto amato anche dal Corriere della Sera e dal Foglio. Alla ricerca dei soldi. Per vincere le primarie e puntare a Palazzo Chigi ovviamente occorrono soldi. Tanti soldi. Il team dei Fund raiser, i raccoglitori di fondi, guidato da Carrai e Cosimo Pacciani, un sestese, che vive a Londra e lavora alla Royal Bank of Scotland, è già pronto. Al contrario delle primarie per Firenze, questa volta, Renzi assicura che i sostenitori saranno resi noti. Stile campagne elettorali americane. Finora Renzi ha avuto l’appoggio piccolo e grande di professionisti, industriali e nobili fiorentini. Da Bona Frescobaldi ai Sammontana. Ma il giro dovrà diventare nazionale per convincere 2 milioni di democratici a votare per lui alle primarie: è questo il numero magico che potrebbe aprire al Rottamatore le porte di Palazzo Chigi. (M.L.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA