L’INTERVENTO Il secondo attacco al nostro Paese è partito, a distanza di un anno esatto dal primo. Ormai è chiaro come funziona il giochetto: si spara sui Paesi Europei a turno, la speculazione prende di mira una preda alla volta e quando parte la spreme (la preda) facendo il giochetto del: vendo i titoli del debito pubblico prima delle aste, per ricomprarli dopo qualche giorno, con tassi di interesse più alti e quindi rendimenti più alti. Il gioco funziona bene aiutato anche dalla resistenza dei tedeschi, che impongono all’intera Eurozona sacrifici immensi, mentre loro continuano a finanziare il loro debito e le loro industrie a tasso zero. Le manovre del governo Monti si stanno mostrando, come già ampiamente previsto recessive, cioè anche se tendono al pareggio di bilancio, di fatto non lo otterranno, perché agevolano la spirale di calo della produttività, e quindi delle entrate che avrebbero dovuto garantire l’azzeramento del deficit. Gli interventi drastici abbattono la domanda di beni e servizi e quindi si rivelano controproducenti in uno scenario globale già in crisi. E ora esce dal cilindro, la carta della vendita del patrimonio pubblico condito magari dalla privatizzazione di altre importanti quote delle più grandi aziende nazionali. Sull’onda dell’impennata dello spread si provvederà al secondo round della svendita del patrimonio italiano, come avvenuto nel 1992, quando sotto la supervisione di Mario Draghi (si sempre lui), allora giovane direttore generale del Tesoro si affidò alle grandi banche anglosassoni, (si sempre loro) tutta l’operazione di privatizzazione e trasformazione in Spa di Ina, Enel, Eni, Iri ecc., per fare cassa e iniziare l’opera di contenimento del deficit e del rapporto debito pubblico/pil, che però inizierà a calare solamente alcuni anni dopo. Non può non generare perplessità il fatto che si debba intervenire con questa urgenza, che non ha una giustificazione pratica e reale, se non quella di dare una risposta alla speculazione che da un anno si è scatenata sui Paesi Europei. Per fare serie riforme che portino al risanamento dei bilanci, ci vuole tempo e gradualità, altrimenti non si fa che aumentare l’impatto della recessione globale dovuta alla mancanza di concessione di liquidità, da parte delle banche, piene ancora di titoli tossici, derivati e molta altra roba di dubbia qualità, che non è ancora emersa alla luce nei loro bilanci. Daniele Carcea