di Fiammetta Cupellaro wROMA In un clima di tensione, tra assenze eccellenti e messaggi pesanti lanciati al ministro della Giustizia Paola Severino, la Camera ieri ha dato il via libera al ddl anti-corruzione. Il testo che ora passerà al Senato, dove si prevede un iter altrettanto burrascoso, rischia di finire su binario morto. Il Pdl ha già annunciato che lo vuole modificare e che sulla Giustizia non tollererà altri paletti da parte del governo. Messa a dura prova la coalizione retta da Monti che aveva chiesto la fiducia sugli articoli più «caldi» della nuova legge: l’articolo 10 sull’incandidabilità dei condannati; il 13 e il 14 che prevedono modifiche al codice penale, spacchettano la concussione e danno vita all’indebita induzione, con la prescrizione breve. E ieri alle 14 il testo definitivo è stato approvato con una maggioranza risicata di 354 voti a favore, 25 contrari e 102 astenuti. Hanno scelto l’astensione la Lega Nord (in commissione per la verità aveva votato a favore), l’Idv, i Radicali e 38 esponenti del Pdl. Tra questi, ex membri del governo come Renato Brunetta, Alfredo Mantovano e Pietro Lunardi. Grande assente dal voto sull’anti-corruzione, l’ex premier Berlusconi che ha sopportato a fatica la fiducia posta dal governo sul ddl, ma non c’era nemmeno Angelino Alfano che da ministro della Giustizia aveva presentato la prima versione del disegno di legge. Assente Pier Luigi Bersani, perché in missione. L’unico leader presente in aula era Pier Ferdinando Casini che ha votato a favore. Ma più delle assenze, dei voti contrari e delle astensioni, hanno pesato le parole del capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che lasciano poco spazio ai dubbi su come il partito ha vissuto la vicenda della fiducia. Non hanno votato contro solo perché il governo Monti sarebbe andato a casa, ma i dissensi sono clamorosi. Così rivolgendosi direttamente al ministro della Giustizia, Paola Severino ha mostrato tutto il malessere del Popolo della Libertà: «Noi avremmo voluto dibattere liberamente senza che lei ministro Severino, venisse in Parlamento a metterci le manette impedendoci un confronto che un governo tecnico privo di una maggioranza avrebbe dovuto invece favorire, faremo di tutto in Senato per cambiare questo ddl». Poi, concludendo la dichiarazione finale di voto e riferendosi alla norma prevista dal ddl comunitario, quella sulla responsabilità civile diretta dei giudici, all’esame sempre al Senato ha avvertito: «Sosterremo la responsabilità civile dei giudici. E al ministro diamo un elemento di riflessione: non venga a proporci emendamenti con l’esercizio da parte del governo di quello che è avvenuto qua. In quel caso non voteremo la fiducia perché uomo, o meglio donna, avvisata mezzo salvata». Un intervento che ha fatto calare il gelo in Aula. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha detto lapidario: «Spero di essere smentito, ma dopo l’intervento dell’onorevole Cicchitto temo che il ddl non sarà approvato prima della fine della legislatura». In attesa che al Senato approdino sia la discussione sul ddl anti-corruzione sia quella sulla responsabilità civile dei giudici, si è già messa in moto una campagna contro il ministro Severino, per il fatto che alcune delle norme firmate da lei possano favorire clienti del suo studio legale. «Quando ho suggerito modifiche sulla concussione- ha puntualizzato il ministro pur non rispondendo direttamente alle critiche - non ho pensato ad alcun processo. Le norme non sono state scritte per nessuno, le modifiche sono legate solo a motivi tecnici che confermo. Come tutte le leggi anche questa è migliorabile». Il pronostico, a questo punto, è che tutto il pacchetto Giustizia slitti a settembre. ©RIPRODUZIONE RISERVAT A