di Renzo Marmugi Basket, tempo di finali in ogni parte del globo. Su tutti i parquet d’Europa si gioca per lo scudetto e anche la Nba è quasi giunta alla volata per l’anello. Per un pronostico meglio affidarsi a un guru della palla a spicchi, Ettore Messina. A 53 anni ha allenato ovunque, non fa il cartomante ma possiede esperienza in quantità industriale, di qua e di là dall’oceano, per aiutarci a vedere più chiaro nella selva oscura delle previsioni. Dopo l’amara uscita dei Lakers in semifinale è tornato nella sua casa di Madrid, in attesa di prendere un aereo per l’Italia. Ettore, come vedi la finale Siena-Milano? «L’impressione è che rispetto al passato sia un duello molto più equilibrato. Siena quest’anno ha dimostrato di essere più umana, più battibile, anche a causa dei tanti infortuni. Milano ha una panchina molto più lunga e profonda. Sembra poi che abbia lanciato platealmente il guanto di sfida, con certi attacchi non proprio chiaro verso lo strapotere Montepaschi. Accuse come quelle di Scariolo e del presidente Proli sono pesanti e bisognerebbe mettere le carte in tavola, documentarle. Secondo me sarà una serie finale lunga, dura, equilibrata. Roba buona per voi giornalisti». Quali saranno i duelli decisivi? «Tecnicamente quelli sull’asse play-pivot, come sempre. McCalebb contro Cook e Boroussis contro Andersen. Ci sono altri giocatori importanti, ma secondo me la finale si deciderà in regia e nell’area colorata». Milano ha più fame, Siena dopo aver scritto la storia vuole diventare leggenda. «Proprio così. L’Emporio Armani fiuta la grande occasione, è in crescita, Pianigiani e i suoi invece hanno l’occasione di vincere il sesto scudetto di fila, una cosa leggendaria. Per molti di loro potrebbe essere il canto del cigno, ma il Montepaschi dentro la testa ha l’occasione di fare un grande risultato. E siccome il fattore campo in Italia conta dico 55% Siena e 45% Milano». Veniamo alla Nba: Miami ha sbancato Boston con 45 punti di LeBron James e ora avrà la settima in casa, mentre Oklahoma è lì che scalda i motori in vista della finale. «Adesso tutto dice che gli Heat dovrebbero vincere la bella in casa: Miami è capace di grandissimi acuti con i vari LeBron, Wade, Bosh. Ma i Thunder hanno eliminato in sequenza Dallas, Los Angeles, San Antonio. Cioè le squadre che hanno vinto dieci degli ultimi tredici titoli. Durant e compagni sono giovani, ma nelle ultime 4-5 settimane hanno raggiunto una splendida armonia di gioco e siccome nelle finali in area volano botte da rollerball di solito vince chi tira meglio da fuori. Cosa che Oklahoma sta facendo con grande puntualità». E se a Est dovesse andare in finale Boston? «Sarebbe una sfida ancora più facile, il divario atletico per i Celtics è insormontabile. Un altro elemento: il fattore campo nella finale Nba è molto particolare. Se vinci le prime due in casa, e Oklahoma ne ha le possibilità, poi vai tre volte in trasferta. E la storia insegna che è quasi impossibile per la squadra di casa realizzare il pieno. I Thunder hanno più tiratori da fuori, sono più coesi. Se non se la faranno sotto sono favoriti». Una sorpresa? «Assolutamente no. Durante la stagione sono stati i più costanti, accusando un momento negativo solo negli ultimi dieci giorni di regular season. Nei playoff hanno spazzato via Dallas, il 4-1 contro i Lakers è stato un pelino più faticoso e con San Antonio sono riusciti a ribaltare la serie dallo 0-2. Stanno crescendo a vista d’occhio». Per i tuoi Lakers una stagione deludente? «Speravamo di poter fare di più, ma il bilancio tutto sommato è in pareggio. Il lockout ci ha impedito il classico rodaggio precampionato, e con un coach e un sistema di gioco nuovi abbiamo sofferto di troppa discontinuità. Momenti molto buoni e altri meno». Squadra da rifondare? «No, da puntellare attorno a Bryant, Bynum e Gasol. Anche se lo spagnolo alla fine potrebbe rientrare in qualche scambio di mercato». Ettore Messina tornerà in Europa da head coach? «Mi devo vedere con Mitch Kupchack, gm dei Lakers, all’Eurocamp di Treviso. L’esperienza mi è piaciuta molto, ma non è solo un problema di pallacanestro. Devo decidere il futuro insieme a mia moglie. Anche se restare un altro anno potrebbe aprirmi qualche porta importante». In che senso? «Nel senso di avere poi una chance Nba da capo allenatore. Deciderò nel giro di una settimana, massimo dieci giorni». Ultima domanda: chi vincerà gli Europei di calcio? «Oddio, il pallone non è il mio forte. La Spagna mi sembra la più accreditata, ha mentalità e sa di poter vincere. L’Italia invece può fare tutto e l’esatto contrario. Come al solito cominciamo sempre con tanti dubbi, immersi in problemi che ti fanno consumare un sacco di energie nervose...». Come sarà l’estate di Ettore Messina? «Fra poco torno in Italia, poi se rimarrò ai Lakers andrò a vedere la Summer League. Ma a fine luglio quindici giorni a Londra per le Olimpiadi, inviato di Sky. A una certa età bisogna sempre lasciarsi qualche alternativa».