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lo scandalo della sanitÀ

di Danilo D’Anna wMASSA Agli arresti domiciliari due ex direttori generali dell'Asl di Massa Carrara - Alessandro Scarafuggi, in carica dal 2002 al 2007, e Vito Antonio Delvino, dal 2007 al 2010 - e in carcere l'ex direttore amministrativo (dal 2006 al 2010) Ermanno Giannetti. La svolta sull’indagine aperta dalla Procura sul buco di 224 milioni di euro all’azienda sanitaria 1 di Massa Carrara è arrivata ieri mattina, quando è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare: Delvino si trovava a Bitonto in casa di parenti, perché terminato il periodo di aspettativa presa per incarichi amministrativi era tornato a fare il medico per l'Asl di Bari, Scarafuggi era nella sua abitazione nel fiorentino e Giannetti si trovava a Sarzana. Solo lui è stato portato in carcere. Le accuse. I tre sono chiamati a rispondere del reato di falso in atto pubblico, «per le fittizie appostazioni contabili servite ad alterare i bilanci d'esercizio e a nascondere le rilevanti perdite, presenti nei rendiconti economici, dal 2004 al 2009». A Giannetti viene contestato inoltre il peculato e un altro falso in atto pubblico commesso «per le innumerevoli distrazioni di denaro, in danno dell'Asl, quantificate in 1 milione e mezzo di euro». Secondo la procura si tratta di disponibilità finanziarie "drenate" dalle casse della sanità apuana, attraverso falsi mandati di pagamento, a valere sulla "gestione liquidatoria" dell'ex Asl 2 di Massa e Carrara ("gestione stralcio"), di cui il direttore amministrativo era stato ufficialmente nominato responsabile. Gli assegni circolari. In pratica secondo quanto accertato dalla guardia di finanza - gli uomini del colonnello Giuseppe Autuori e del tenente colonnello Adriano Lovito hanno spulciato quintali di carte - la tecnica di Giannetti consisteva nel creare fittizi mandati di pagamento, con i quali era possibile ottenere, da parte del tesoriere, l'emissione di assegni circolari, in favore di persone compiacenti, che monetizzavano i titoli e gli restituivano il denaro, oppure all'ordine di aziende o attività commerciali, di cui l'ex direttore era cliente, per l'acquisto di beni per uso personale (automobili, attrezzature). Tanto per dare un'idea del giro che aveva creato gli assegni circolari rinvenuti dalle fiamme gialle sono 333. E per questo sono state denunciate undici persone, perlopiù imprenditori amici di Giannetti. Le spese nascoste. Ma come si è creato il buco? Semplicemente nascondendo spese reali, occultandole per mostrare dei bilanci quasi perfetti. Nel 2004 - gli anni prima sono andati prescritti - a fronte di costi per 105 milioni di euro ne sono stati fatti figurare 61; nel 2005 invece di 130 eccone 82; nel 2006 ne vengono dichiarati 52 invece di 109. Fino al 2007, dove al posto di 111 ne risultano appena 23. Tutto a discapito di chi doveva avere i soldi e non veniva mai pagato. Un sistema che ha messo in ginocchio l’indotto che gravitava attorno all’Asl, ma che è stato zitto perché prima o poi qualcosa arrivava di quei soldi. Lo scandalo. Nel 2008 l’errore più grossolano, quello che ha fatto scoppiare lo scandalo. La lettera con la firma poi risultata falsa di Carla Donati, ex responsabile del settore finanza dell’assessorato alla Salute guidato da Enrico Rossi. Con quella carta l’Asl vantava un credito di 60 milioni che avrebbe coperto quasi totalmente gli 88 milioni di costi. Impossibile non accorgersene che era un imbroglio, però. E infatti. L’indagine. L’inchiesta parte l’11 ottobre del 2010, a novembre Delvino e Giannetti sono ufficialment6e indagati. E vengono licenziati dall’Asl. La procura chiama dei consulenti per leggere i bilanci e mette in moto le fiamme gialle. Un anno dopo gli uomini del colonnello Giuseppe Autuori consegnano tutto al procuratore capo Aldo Giubilaro e al suo sostituto Alberto Dello Iacono. E spunta il nome di Scarafuggi. Il 10 gennaio scorso i due magistrati chiedono la custodia cautelare per tutti e tre gli indagati al gip Giuseppe Laghezza. Quattro mesi e mezzo dopo gli arresti: «Erano otto faldoni - dice Giubilaro - è stata un’inchiesta lunga e complicata. C’è voluto il suo tempo». Le difese. Gli avvocati di Delvino - Giampaolo Carabelli e Luca Pietrini - e Scarafuggi - Federico Bagattini - devono ancora leggere le 150 pagine di ordinanza, ma contestano la decisione del gip: «Quali sono le esigenze cautelari? Non c’è possibilità di reiterazione, né di fuga né tantomeno di inquinamento delle prove». Delvino, intanto, da Bitonto dove era tornato a fare il medico è stato trasferito a Pisa, dove ha la residenza e dove ha ricoperto per alcuni anni la carica di direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana.