di Natalia Andreani wROMA «Abbiamo azzoppato Roberto Adinolfi, uno dei tanti stregoni dell’atomo dall’anima candida e dalla coscienza pulita ... Con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore ...». A cinque giorni dall’agguato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, la rivendicazione è arrivata. Il documento di quattro pagine porta la firma della Federazione Anarchica Informale - cellula Olga - è stato recapitato ieri mattina per posta alla redazione milanese del Corriere della Sera, in via Solferino, a Milano. Il plico risulta spedito da Genova lunedì 7 maggio, lo stesso giorno dell’agguato ad Adinolfi. E per gli inquirenti si tratta di una rivendicazione «seria», «attendibile» e «preoccupante». Preoccupante perché dimostra «che gli anarchici della Fai hanno deciso di alzare il tiro e abbracciare la lotta armata», hanno commentato fonti della sicurezza definendo «molto grave il salto di qualità» compiuto con la gambizzazione del manager del gruppo Finmeccanica da un arcipelago di imprendibili che per dieci anni si sono esercitati, indisturbati, a inviare pacchi bomba in giro per l’Europa. Non solo. «Non possiamo escludere nuove azioni», ha dichiarato il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. Timori confermati anche dal presidente del Copasir Massimo D’Alema. Più azioni sono annunciate dallo stesso documento che invoca la lotta contro «Stato, capitale, scienza e tecnologia» e individua in Finmeccanica «una piovra artificiale», il braccio operativo del sistema criminale. Perché Finmeccanica, si legge nella rivendicazione-manifesto, «vuol dire Ansaldo Energia con le sue tombe nucleari, vuol dire Ansaldo Breda con i suoi treni ad alta velocità che devastano il territorio, vuol dire Selex, Dirstechnical Service, Elsag Datamat, con i suoi equipaggiamenti alla polizia razzista statunitense, con il delirante progetto di un muro elettronico in Libia contro i migranti. Finmeccanica vuol dire Avio, Galileo e Selex con i loro mortali cacciabombardieri F35, vuol dire il poligono di Salto di Quirra in Sardegna». Proprio ieri mattina, Adinolfi è stato dimesso dal San Martino dove era stato operato alla tibia destra colpita dal proiettile 7,62 sparato dagli attentatori con una Tokarev di fabbricazione sovietica. Ha lasciato il reparto in sedia a rotelle, ancora scosso. «Ai miei attentatori non dico nulla. Ora l’importante è che il peggio sia passato. L’incubo è alle spalle. Ringrazio tutti», ha detto al figlio Mario rientrando a casa in lacrime. Poco più tardi la notizia della rivendicazione attesa ormai da cinque giorni. Il documento all’attenzione degli analisti del Viminale, usa un linguaggio semplice, sgrammaticato e del tutto diverso da quello delle risoluzioni brigatiste. L’incipit è una frase del filosofo russo Michael Bakunin, padre dell’anarchismo moderno, contro gli uomini di scienza. Seguono due frasi estrapolate da un documento (reperibile in Rete) in cui Adinolfi espone tesi minimaliste sul disastro di Fukushima e sulla portata dell’impatto ambientale provocato. Poi due note sul curriculum del manger copiate pari pari da Wikipedia. Quindi si annuncia la creazione della cellula Olga, in onore di Olga Ikonomidou, detenuta con altri compagni della Cospirazione della cellula di fuoco nelle carceri greche. «Loro - si legge - hanno portato il contributo di coraggio-azione-organizzazione» servito a fare il salto, ad uscire da un situazione di stallo. «Potavamo colpire là dove il dente duole, per esempio qualche funzionario di Equitalia. Ma con questa azione non siamo alla ricerca di consenso. Quella che cerchiamo adesso è complicità», si legge ancora. «Non ci faremo intimidire», ha commentato il presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, mentre i lavoratori di Ansaldo Energia stamane si fermeranno per dire no a qualunque forma di violenza. ©RIPRODUZIONE RISERVATA