ARCHIVIO il Tirreno dal 1997

TENDENZE & MERCATI

yyIL MOBILE Badminton Cabinet 36 milioni di dollari nel 2004 yyIL GIOIELLO Diamante rosa da 25 carati 45 milioni di dollari nel 2010 yyLA BOTTIGLIA DI VINO Bordeaux Cheval Blanc 1947 300mila dollari nel 2010 yyIL VESTITO Marylin Monroe, compleanno Kennedy 1,3 milioni di dollari nel 1999 yyIL MANOSCRITTO Leonardo Da Vinci, Codice Hammer 30,8 milioni di dollari nel 1994 yyIL DIPINTO Edvard Munch, “L’urlo” 120 milioni di dollari nel 2012 yyLO STRUMENTO MUSICALE Violino Guarneri del Gesù 3,9 milioni di dollari nel 2007 yyL’AUTOMOBILE Ferrari 250 Testa Rossa del 1957 12,2 milioni di dollari nel 2009 yyL’ANTICHITÀ Artemis e il cervo, epoca romana 28,6 milioni di dollari nel 2007 yyOpere d’arte in mostra prima di un’asta. In alto a sinistra un’asta con degustazione di vini da Pandolfini e un battitore d’asta da Sotheby’s. Nelle altre foto i 10 oggetti-record per prezzo pagato nelle singole categorie di Luciano Donzella Che battaglia, per quel pastello su carta dai colori arcobaleno. Dodici minuti di fuoco per una sfida a colpi di milioni fra 8 signori dal vocabolario limitato: manca la parola crisi. Uno di loro mercoledì sera ha firmato un assegno da 120 milioni di dollari e si è portato a casa l’Urlo di Munch. Allora l’economia mondiale in picchiata non ha cambiato proprio niente? L'era dei pochi soldi e dei tanti sacrifici, delle tasse e del redditometro non lascia traccia sui “soliti quattro gatti” che si godono il meglio della vita? «Eccezioni a parte – dice Pietro De Bernardi, direttore della Casa d’aste Pandolfini di Firenze – di cose ne sono invece cambiate parecchie. I compratori oggi sono molto più selettivi nelle scelte e molto più accurati negli acquisti. Ma ancora più che la crisi economica, sul settore ha influito il cambiamento del gusto che ha stravolto la composizione del nostro fatturato». L'asta oggi più di ieri è considerata anche una forma di investimento? «Certamente in un momento di grande incertezza finanziaria ed economica le opere d'arte sono considerate a ragione un "bene rifugio". Ma non ci si inventa collezionisti in pochi mesi. La strada è lunga e sempre più si rende necessaria una preparazione culturale oltre che economica che non è per tutti. Ci sono poi settori più difficili da seguire come per esempio quello dei dipinti antichi o dei dipinti del diciannovesimo secolo, ed altri relativamente più accessibili, come quello dei gioielli e delle pietre preziose, grazie alla presenza di strumenti simili agli indici di borsa che riportano il valore medio dei brillanti o dell'oro». Cosa va all'asta, quali sono i settori che tirano di più? «La domanda è completamente cambiata nel giro di dieci anni. Se un tempo la parte del leone la facevano gli arredi e i dipinti antichi, oggi il primo settore per fatturato per noi è rappresentato dalle opere dell'arte moderna e contemporanea, seguito da argenti e gioielli. In ambedue i settori Pandolfini è fra i primi tre operatori nazionali, mentre siamo primi per arredi e dipinti antichi». Parliamo dei settori che si sono aperti negli ultimi anni. «Da otto anni operiamo nel settore dei vini da collezione. Abbiamo avuto molte soddisfazioni e il successo delle iniziative conferma che il settore è molto seguito. Altrettanto importante è stato negli ultimi 5 anni il settore dell'arte orientale. Organizziamo due sessioni l'anno dedicate a questo tipo di opere e le soddisfazioni, anche economiche, sono state enormi con vendite importanti a clienti soprattutto orientali». Quali tipologie di persone si rivolgono alle aste per vendere? «Non esiste un cliente tipo. Passiamo dal collezionista che vende opere che non ama più o che non apprezza più dopo un percorso di affinamento del gusto, alla famiglia che aliena una molteplicità di beni ricevuti in successione. E' molto più raro che a noi si rivolga il cliente che ha bisogno di liquidità nel breve termine: per ottenere risultati di vendita elevati ci vuole tempo, e spesso chi ha necessità di realizzare non ne ha». E i compratori, chi sono? «Anche in questo caso è difficile fare un identikit. Sempre più però i compratori sono collezionisti preparati o investitori di lungo periodo ben consigliati da esperti o consulenti». Come va il settore in Italia rispetto all'estero? «L'Italia è un Paese in cui il mercato dell'arte soffre di una serie di problemi burocratici e non, che all'estero non esistono. Il mercato quindi è più sofferente ma solo per le opere di grande importanza storico-artistica. Per tutte le altre, che rappresentano la maggioranza, la crisi si avverte solo per la fascia media mentre le opere di maggior qualità hanno oggi risultati migliori che in passato». Le varie Christie's e Sothebys fanno la parte del leone, o c'è spazio anche per realtà meno famose? «Direi che la parte del leone la facevano. Non svelo un segreto se affermo che Sotheby's da Gennaio 2012 non organizza più aste se non quelle dedicate all'arte moderna e contemporanea, mentre Christie's già da anni organizza due tornate l'anno a Milano solo per gioielli e arte moderna e contemporanea. Queste scelte riflettono la scarsa fiducia che i board internazionali ripongono nel nostro mercato; però noi siamo cresciuti l'anno scorso del 10% e la trimestrale del 2012 indica una crescita del 30% sul 2011». Qual il massimo prezzo raggiunto in una vostra asta, e per quale oggetto? «Ricordo la vendita di una "Madonna in trono col bambino, San Pietro e San Giovanni Battista" di Domenico Mancini, che da una stima di 50mila euro, dopo una lunga gara, fu aggiudicato a 280mila euro». Cosa ha cambiato internet nel settore? «Lo ha rivoluzionato soprattutto per i mercanti d'arte. Prima non c'era la certezza di aver raggiunto tutti i possibili interessati all'asta: per il mercante era più facile fare un buon acquisto o una scoperta. Oggi tutti i nostri cataloghi sono pubblicati anche online e le newsletter vengono ricevute da 15mila utenti. E' molto difficile che un oggetto o un dipinto passino inosservati. Internet ha anche permesso che tutti i risultati delle aste siano pubblici e fruibili essendo consultabili sui siti dei maggiori operatori nazionali e sulle banche dati dell'arte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA