di Mauro Zucchelli wLIVORNO «Più breve sarà il tragitto e meglio è. Personalmente auspico che il relitto del Concordia possa andare dall'isola al porto di Livorno, che è il più vicino e anche il più attrezzato». Non poteva essere più chiaro, esplicito e univoco il ministro dell'ambiente Corrado Clini quando sabato ha scelto la platea tv del Tg1 per mandare un messaggio inequivocabile su quel che, adesso che l'appalto della rimozione è stato assegnato, c'è da fare per il Costa Concordia (e per l'isola del Giglio). Ma dietro il porto di Livorno non c'è solo un bacino o una banchina, c'è il sistema Toscana: l'ha ripetuto il governatore Enrico Rossi. Un business difficile da quantificare ma che, secondo la stima di un operatore del settore, potrebbe coinvolgere per almeno un anno da 800 a 1500 addetti. Ancora niente di deciso definitivamente e se la Toscana incassa impegni significativi da parte del governo, non va sottovalutata ad esempio la concorrenza di Palermo: i bacini hanno arci-fame di lavoro, appartengono a Fincantieri che è ben dentro i meccanismi decisionali pubblici (appartiene al ministero dello sviluppo economico) e sono alle porte elezioni incerte come non mai. Il presidente della Regione ha chiamato a conclave i vertici degli enti locali di tre città (i sindaci di Livorno, Piombino e Carrara più il presidente della Provincia di Livorno) insieme alle rispettive Autorità portuali: ma – è il compito a casa che Rossi ha dato a tutti – anziché limitarsi a cucire un fronte comune fra le istituzioni, bisogna coinvolgere le imprese toscane. Dieci giorni per dar tempo a ciascuna città di raccogliere proposte e idee dalle aziende del territorio (a Piombino è già in agenda per giovedì una riunione di Confindustria, Cna e le maggiori imprese di carpenteria): saranno gli ingredienti per costruire il “pacchetto Toscana”. L'idea-guida ha tre gambe. La prima riguarda Piombino: dista 38 miglia marine dal Giglio, dunque più vicino di Civitavecchia alla quale la joint venture Titan-Micoperi aveva pensato come quartier generale logistico. Anche l'Authority piombinese conferma che sono disponibili aree dove installare il cantiere: in pole position Montegemoli già urbanizzata, eventualmente ok anche l'Irfird o, in terza battuta, Poggio Batteria. La seconda ha a che fare con l'enorme mole di lavori di carpenteria che il piano Titan-Micoperi prevede: e qui vorrà pur dire qualcosa il fatto che in questi ultimi giorni il governatore Enrico Rossi e, prima di lui, il responsabile della Protezione civile nazionale Franco Gabrielli (che ha in mano passaggi-chiave nell'iter autorizzativo della rimozione) hanno speso parole assai impegnative in faccia a faccia con i lavoratori dei Nuovi Cantieri Apuania, da tempo alle prese con i carichi di lavoro insufficienti. Non solo: potrebbero aver qualcosa da dire in questo campo anche le forti tradizioni metalmeccaniche che tutta la costa livornese ha, soprattutto nell'indotto delle grandi fabbriche (Lucchini a Piombino, raffineria Eni a Livorno, Solvay a Rosignano) e, a Livorno, nelle riparazioni navali. Il terzo tassello del puzzle riguarda il porto al quale appoggiarsi per l’operazione di smantellamento del relitto. Livorno: è il porto più vicino e ha un bacino grande in muratura che ha bisogno sì di essere rimesso in funzione ma, a dar credito al pool di 32 ditte riunite nella Gestione Bacini spa, può bastare un intervento limitato. Ma nono sono amncati i “mal di pancia” perché il bacino è nel cuore della Porta a Mare, a ridosso delle case del futuro porto turistico (e anche il cantiere di megayacht Azimut lo vorrebbe per puntare ai panfili oltre i 90 metri). Il piano di Rossi per non far litigare i livornesi? Limitare al più a 12 mesi la permanenza del relitto nel bacino e solo nella seconda fase. In un primo momento, andrà in un’altra banchina del porto. Dove? Lo spazio deve trovarlo l’Authority, e non sarà facile. Ma Fiorenzo Milani, ex capo pilota e presidente del Propeller, ricorda: «Nell’incidente della Cape Horn, all’inizio la nave la tennero in rada per i primi interventi. Livorno ce l’ha fatta quella volta, può farcela ancora». ©RIPRODUZIONE RISERVATA