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Sorpresa: torniamo a crescere (di numero)

di Mauro Zucchelli wLIVORNO L'ultimo censimento Istat mette nero su bianco non solo la minaccia di castighi e multe (addirittura fino a 2mila euro) per chi sgarra e si rifiuta di consegnare il questionario. Dietro la sfilza di cifre saltate fuori dal primissimo setaccio dei dati salta agli occhi una sorpresa: proprio nel bel mezzo della crisi economica più dura degli ultimi trent’anni, ecco che il numero degli abitanti torna ad aumentare e schizza a un passo da quota 160mila. Per la precisione: siamo 158.127, a dar retta a quelli che la liturgia statistica dell’Istat chiama “primi risultati”. Quasi diecimila in più a paragone dell’analogo dato provvisorio sfornato a botta calda dal censimento 2001. Ma c’è un “ma”: è un raffronto fra calcoli provvisori (e tuttavia con i crismi dell’ufficialità Istat), l’altra volta la città affrontò lo choc di vedersi precipitare a 148mila abitanti. Sembrò una emorragia da restar dissanguati, se è vero che nel ’91 si erano contati più di 167mila abitanti e dunque ne avevamo quasi ventimila in meno. Era sparito un livornese su otto... Solo che emersero tali e tanti problemi che, anni più tardi, il conteggio definitivo riportò Livorno a quota 156.274 abitanti: in pratica, con i “primi risultati” si erano persi per strada addirittura 8mila livornesi. Accadrà anche stavolta? Impossibile dirlo adesso. Anche perché nelle tabelle web l’istituto di statistica mette un avvertenza che suona così: «i dati relativi alla popolazione sono stimati sulla base dei questionari revisionati al 31 marzo 2012». A tambur anche troppo battente: il termine per consegnare i questionari scadeva a fine febbraio, e il 14 marzo – cioè neanche tre settimane prima dell’analisi Istat – il Comune diceva papale papale che mancavano all’appello ancora 5.300 questionari, di fatto uno su 14 (senza contare che nel frattempo erano partite 200 lettere di diffida ad altrettante famiglie “renitenti” del censimento). Dunque, si tratta di dati da prendere con le molle. Sia chiaro, in questa ripresina demografica Livorno non è una mosca bianca: fra le città sopra i 100mila abitanti se ne contano altre 27 con il segno “più” come noi (Torino, Brescia, Reggio nell'Emilia, Piacenza, Padova, Ferrara, Ravenna, Forlì, Pescara, Prato, Roma, Latina, Bologna, Trento, Verona, Ancona, Modena, Bergamo, Sassari, Bolzano, Vicenza, Bari, Giugliano, Rimini, Terni, Perugia e Parma). Ma ce ne sono altre 17 che invece devono vedersela con un calo demografico: insieme alla capitale granducale Firenze, ecco Milano, Monza, Genova, Messina, Novara, Catania, Siracusa, Taranto, Reggio Calabria, Foggia, Cagliari, Napoli, Venezia, Trieste, Salerno, Palermo. Delle due l’una: o la crisi non c’è o la spiegazione sta altrove. In altre città si è insistito sull’arrivo degli immigrati per dar conto di questa crescita inaspettata. Ma la popolazione extracomunitaria è giovane e va là dove c’è lavoro. Forse semplicemente non facciamo più la valigia perché non abbiamo l’età per farlo: lo vedremo quando gli studi dell’Istat diranno anche la composizione della popolazione per età. Fatto sta che: 1) sembra invertirsi il lungo declino demografico iniziato alla metà degli anni settanta; 2) Collesalvetti, proprio negli anni in cui diventa la vera area industriale di Livorno, rallenta la corsa e finisce per avere un ritmo di crescità meno veloce di quello di Livorno. C’è infine un altro paradosso che sembra difficile da spiegare: il numero delle abitazioni è balzato a Livorno città da 61mila a 66.196 (con un balzo dell’8,2%) mentre gli abitanti crescono del 6%. Sarà da vedere quante case risultano sfitte, ma per ora la spiegazione forse non è impossibile: anche il numero delle famiglie è aumentato. Appunto: dell’8,4%. Segno che le famiglie si spezzettano: con gli anziani che vivono soli e un quasi-record nazionale di divorzi e separazioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA