Il sindaco Renzo Berti sarà oggi a Roma, al ministero dell’Economia, per sostenere la causa della nuova questura di Pistoia, il cui completamento è stato bloccato per mancanzo di fondi. Soddisfatto dell’iniziativa, Giorgio Federighi (candidato nella lista Spirito libero) che ritiene inderogabile «il completamento ormai prossimo di un’opera assai importante e necessaria per la nostra città e per tutta la provincia. Siamo idealmente accanto al sindaco e a tutte le parti in causa in questo importante incontro». di Marta Quilici wPISTOIA La prima fila è rimasta vuota. I posti riservati agli onorevoli Bersani, Maroni, Bocchino, Casini, Alfano, fino ad arrivare agli esponenti del governo, sono rimasti tutti vuoti: non si è presentato nessuno. È ancora una volta l’assenza del governo e della politica nazionale a pesare sulla vicenda AnsaldoBreda. Fiom, Fim e Uilm hanno reagito immediatamente chiedendo la convocazione del coordinamento sindacale nazionale e una nuova mobilitazione a Roma per bussare alle porte del ministero. Ieri mattina nella nuova Cattedrale, l’rsu aveva organizzato un incontro, a cui erano stati invitati i vertici politici locali e nazionali, intorno al quale si erano concentrate molte speranze. Prima di tutto quelle di una chiarezza da parte di governo e Finmeccanica sull’ipotesi di vendita e sul piano industriale e di sviluppo del settore ferroviario in Italia. Risposte che non sono arrivate. «Mentre l’Hitachi è alle porte, intenzionata ad acquistare AnsaldoBreda – ha sottolineato il coordinatore dell’rsu Massimo Ducceschi, leggendo un lungo documento a nome dei lavoratori – non si capisce ancora quale sia la strategia industriale che Finmeccanica e governo hanno in mente per questo paese». Il pericolo secondo i sindacati è quello che Hitachi possa sfruttare Breda per entrare nel mercato europeo, ma una volta raggiunto l’obiettivo se ne disfaccia preferendo l’utilizzo di altra manodopera e altra progettazione. Fiom, Fimi e Uilm puntano il dito contro l’assenza del governo, ma anche contro quella dei segretari dei partiti, assenti «nonostante fossero stati chiamati con un mese di anticipo». Al tavolo dei relatori, oltre al coordinatore e ad altri due membri dell’rsu (Luca Lucarelli e Francesco Nebbia), erano presenti solo il sindaco Renzo Berti, la presidente della Provincia Federica Fratoni e il funzionario regionale per il settore economico Paolo Tedeschi, in rappresentanza del governatore Enrico Rossi. Pochi i politici di livello nazionale. Tra questi, Maurizio Zipponi, responsabile nazionale lavoro e welfare dell’Idv, che ha detto di aver già chiesto al ministro dell’economia Passera la creazione del distretto nazionale ferroviario e si è impegnato a chiedere in parlamento lo stop alla vendita del settore civile di Finmeccanica e le dimissioni di tutto il cda. «AnsaldoBreda non deve essere svenduta – ha detto Gabriele Toccafondi, deputato territoriale Pdl – ma non per un’avversione a priori al privato, né tantomeno per la sua disastrosa situazione economica, ma perché l’Italia deve decidere di puntare sul settore ferroviario, che sarà strategico. In autunno abbiamo scritto a governo e a Finmeccanica: il primo ci ha convocato dopo due mesi dandoci risposte inconcludenti, la seconda non ci ha mai risposto». Per Enrico Ceccotti, responsabile nazionale economia e lavoro del Pd, sono auspicabili alleanze internazionali, ma non cessioni o svendite. Il senatore Lido Scarpetti ha auspicato iniziative coordinate con gli altri tre stabilimenti AnsaldoBreda di Napoli, Reggio Calabria e Palermo. E ha aggiunto: «Il governo, invitato, poteva mandare almeno un suo delegato. Sulla vendita, stiamo attenti – ha aggiunto -: se un accordo ci assicurasse il mantenimento decennale del presidio industriale cittadino, non dovremmo fare gli schizzinosi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA