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Il potentissimo “clan” di Palazzo Spada

di Pietro Criscuoli wROMA Quello che davvero stupisce è la potenza di questo clan di Palazzo Spada. Come mai tutti questi consiglieri finiscono nei posti di potere e mantengono posto e retribuzione fino a 75 anni? Alfredo Storto, Vincenzo Fortunato, Italo Volpe, Giuseppe Chinè, Roberto Garofoli, Germana Panzironi, Giulia Ferrari, Raffaello Sestini, Gerardo Mastrandrea, Roberto Proietti, Michelangelo Francavilla, Carlo Polidori, Salvatore Mezzacapo, Giuseppe Severini, Paolo La Rosa, Francesca Quadri affollano le stanze dei bottoni nei ministeri.Poi ci sono: Claudio Zucchelli, capo del dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi; Mario Luigi Torsello, capo di gabinetto del ministro Corrado Passera; Carlo Deodato, capo del dipartimento per le riforme istituzionali presso la presidenza del consiglio (da cui percepisce 80mila euro lordi l’anno); Paolo La Rosa, consigliere militare del ministero della Difesa (77mila euro lordi annui). Molti di questi sono nella carriera ministeriale dai tempi di Prodi, sono cresciuti sotto Berlusconi e sono rimasti con Monti. Grazie ad Antonio Catricalà, che ha fatto la grande selezione per il professore. Franco Frattini, ex ministro degli esteri del governo Berlusconi, è presidente di sezione fuori ruolo, non ci va più da quando è parlamentare (1996). Ritira lo stipendio, ha avuto quello di ministro ma dal 2001, informa l’ufficio stampa di Palazzo Spada, ha rinunciato all’indennità parlamentare. Non al corredo retributivo dei parlamentari, che alla Camera consiste in 3.503 euro al mese per la Diaria, 3.690 per rimborso spese, più 3.098 euro annui per le spese telefoniche, tessere ferroviarie, autostradali, aeree e marittime gratis. C’è poi Donato Marra, segretario generale della Presidenza della repubblica. Anche lui lauta pensione da segretario generale della Camera. E consigliere di Stato. Nel 2009, per l’esattezza, ha percepito 542.439 dal Quirinale, di cui 189.926 quale consigliere di Stato e il resto come indennità di funzione. Più la pensione dalla Camera. Marra ha dichiarato che il compenso è adeguato «alla complessità e delicatezza delle funzioni». Qualcuno si è divertito a calcolare che il premier spagnolo guadagna 80mila euro netti l’anno e il segretario di stato Usa 67mila. Paolo Maria Napolitano (nessuna parentela con il capo dello Stato), dal 2006 è giudice costituzionale (440.410mila euro annui), ha la pensione di alto dirigente del Senato dal 2003 e il posto assicurato al Consiglio di Stato quando lascerà la Consulta. Salvatore Mario Sechi, consigliere del presidente della Repubblica e direttore dell’ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali. E’ presidente di sezione del Consiglio di Stato. Sempre al Consiglio di Stato e sempre fuori ruolo ci sono Sergio Santoro, componente dell’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Luigi Carbone, componente dell’autorità per l’energia e il gas. Paolo Troiano, componente della Consob. Michele Corradino, capo dell’ufficio nazionale del Servizio civile. Filippo Patroni Griffi, prima di entrare nel governo, punzecchiato da un giornalista di “Report” sul doppio stipendio, appare imbarazzato: «Detta così la cosa suona proprio male. Perciò io le dicevo prima, forse la cosa si può anche trasformare». E infatti Monti ha cercato, senza riuscirci granchè, di cambiare le cose. Palazzo Spada è un vero “mammellone di Stato”, nascosto tra le pieghe della spesa pubblica, dove molti si attaccano dopo onoratissime e strapagatissime carriere. Malaschini e Marra, ad esempio, sono stati nominati (dal governo) dopo la pensione da segretari generali di un ramo del Parlamento. Il precedente più clamoroso è quello di Gaetano Gifuni. Dal 1975 al 1992 segretario generale del Senato. Nel 1992 (nel frattempo è diventato consigliere di Stato) è segretario generale del Quirinale con Oscar Luigi Scalfaro, confermato da Carlo Azeglio Ciampi e lascia nel 2006. In tutto 14 anni con una retribuzione dal Senato (pensione), Quirinale e Consiglio di Stato. E stanno bene, benissimo anche i membri del Consiglio di Stato che lavorano a Palazzo Spada. Elio Lanutti, senatore Idv, l’11 novembre 2011 (nel pieno della tempesta finanziaria che scuote l’Italia) presenta un’interrogazione per chiedere come mai i componenti del consiglio di presidenza (15 persone) hanno deciso di attribuirsi 50mila euro l’anno ciascuno (oltre allo stipendio) invece dei precedenti gettoni di presenza. E come mai - chiedeva sepre Lannutti - non è stata cancellata l’indennnità di missione, un bonus di 300 euro per ogni viaggio a Roma per chi risiede fuori. Il consiglio di presidenza ha peraltro molti impegni relativi agli incarichi extra di componenti del Consiglio di Stato e dei Tar. Solo nel secondo semestre del 2011 si è occupato di autorizzare ben 95 incarichi: consulenze, insegnamenti, assistenze, presidenze varie. Tutti retribuiti. In compenso questa costosissima macchina non funziona granché. Nel 2010 le cause pendenti rimangono oltre 22mila. Le udienze sono sospese dal 1 agosto al 15 settembre. Ma in genere l’ultima è a metà luglio e la prima a metà ottobre. E durante l’anno fanno due udienze al mese ciascuno. A Palazzo Spada la storiella delle manovre lacrime e sangue è arrivata per sentito dire. ©RIPRODUZIONE RISERVATA