08 marzo 2012 —
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Pistoia
di Maria Berlinguer wROMA Silvio Berlusconi fa saltare il vertice di maggioranza con Mario Monti. «Non ho alcun segno che la collaborazione tra governo e partiti sia incrinata o stia incrinandosi», prova a minimizzare il premier, annunciando che il vertice si terrà la prossima settimana. Ma la giornata resta incandescente. Con il Pdl aggressivo che circoscrive il mandato del Professore alla stretta gestione dell’economia. Formalmente spetta ad Angelino Alfano annunciare a sorpresa, dai microfoni del Tg5, che l’incontro con Monti, Bersani e Casini non ci sarà. «Non ci andrò perchè mi pare di capire che si voglia parlare di Rai e di giustizia non della situazione dell’economia: se li devo incontrare per soddisfare la sete di poltrone Rai o per avvicinare Bersani a Vendola e Di Pietro sui temi della giustizia sarebbe solo un teatrino della politica a cui mi sottraggo», dice Alfano. E’ però dopo l’incontro con Berlusconi che il segretario del Pdl decide di far saltare il tavolo. In mattinata su Facebook aveva confermato che il vertice ci sarebbe stato e che avrebbero discusso di lavoro e giustizia. E’ il Cavaliere a spiegare al suo delfino tutti i motivi del suo risentimento. A cominciare dalla «testardaggine» del governo di voler rifare l’asta sulle frequenze. A nulla è servita la visita romana di Fedele Confalonieri a Mario Monti. Il Professore è stato irremovibile. Tanto che il presidente di Mediaset, in un’audizione in commissione alla Camera, ha lanciato un messaggio chiaro e forte: «Senza le basi per una ripresa economica Mediaset potrebbe mettete in dubbio i livelli occupazionali». Ma la questione delle frequenze non è il solo motivo di malumore in casa Pdl. I nodi sono la Rai e la Giustizia. A far saltare i nervi è stato l’incontro di martedì tra Bersani, Casini e il ministro della Giustizia, Paola Severino sui problemi della giustizia e sul ddl anticorruzione. «Guardate le dichiazioni e gli incontri di martedì: se i ministri tecnici fanno vertici con alcuni segretari si assumono le loro responsabilità, noi siamo coerenti», attacca Maurizio Gasparri. «Non ci stiamo ai giochi di palazzo, giù le mani dalla frequenze tv e dalla giustizia, Pd e Terzo Polo non pensino di farci brutti scherzi», avvertono da via dell’Umiltà. «L’atteggiamento di Alfano è incommentabile e anche irresponsabile», attacca Pier Luigi Bersani. Per il segretario del Pd «non è pensabile che in questo momento possiamo indebolire le norme anticorruzione». Severino svela di aver incontrato Alfano da solo altre volte, senza aver ricevuto proteste di nessuno. Poi commenta la giornata con Andrea Riccardi. «Hai visto oggi?». Riccardi prova a rassicurarla. Alfano, «voleva solo creare il caso, vogliono solo strumentalizzare: è la cosa che mi fa più schifo della politica ma quei tempi sono finiti», attacca il ministro. «Se gli facciamo schifo si dimetta», ribatte Cicchitto. E in serata il ministro è costretto a scusarsi. Al vertice si sarebbe parlato anche di Rai. Monti non ha fatto mistero di voler affrontare il caso. Il Cda scade a fine mese e Pd e Terzo polo premono per rivedere la governance della tv pubblica, sottraendola ai partiti. Bersani ha detto che il Pd, se non cambierà nulla, non entrerà nel cda. E Monti sarebbe intenzionato a riscrivere la legge. Ma il Pdl è pronto a far saltare il tavolo. La linea anche in questo caso l’ha dettata il Cavaliere. «Il governo non può pensare di fare da solo la riforma della governance, facendo il gioco della sinistra», tuona un ex ministro. «Monti ha la nostra fiducia ma non si occupi di Rai e altro che non sia la crisi economica», avrebbe detto Berlusconi. Del resto in Rai l’asse Pdl-Lega è saldo e forte. «La Rai è un’azienda che sta andando allo sbando e serve una governance per intervenire sul piano industriale, con questa è impossibile farlo», dice Bersani. ©RIPRODUZIONE RISERVATA