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«Professore in continuità con me»

di Gabriele Rizzardi wROMA Dà il formale e definitivo addio a palazzo Chigi, prova a mettere il cappello sul governo Monti al quale garantisce pieno appoggio, chiede a chi è in Parlamento da più di trent’anni di fare un passo indietro e assicura che presto tornerà insieme alla Lega. Con una lunga intervista al Corriere del Ticino, Silvio Berlusconi tenta di rimettere in ordine le tessere di un puzzle impazzito (quello del Pdl) e prova ad accreditarsi come l’alleato più fedele del governo. La premessa è che il Cavaliere continuerà a fare politica ma in modo diverso dal passato. «Non mi candiderò più alla guida del governo, ma come presidente del primo partito italiano in Parlamento agirò da padre fondatore» dice l’ex premier, che indica in Angelino Alfano il proprio erede («Ha 35 anni meno di me») e chiede che il ricambio generazionale riguardi tutti i partiti: «Sarebbe ora che anche gli altri politici che siedono in Parlamento da trent’anni facessero un passo indietro». Deciso a rianimare un Pdl che gli ultimi sondaggi danno al 22%, Berlusconi spera di poter riallacciare i rapporti con Bossi in vista delle elezioni amministrative anche se nell’intervista conferma la linea che lo ha (definitivamente?) allontanato dal Carroccio: «Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti con il nostro voto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità. Lo facciamo per il bene superiore dell’Italia e perché tutti vedono che vi è una sostanziale continuità tra il programma dell’attuale governo e quello del governo da me presieduto». La possibilità di un secondo tempo politico per Monti continua comunque a dividere la maggioranza. Pier Ferdinando Casini non si rassegna all’idea che il Professore possa tornare a fare il presidente della Bocconi e, con una intervista a Repubblica, si dice convinto che il governo dei tecnici e la grossa coalizione che lo sostiene non possa essere liquidata come una parentesi di fine legislatura. «Monti nel 2013 riconsegnerà ai partiti e alla politica le chiavi del governo del paese. Che poi i partiti quelle chiavi gliele riconsegnino, al termine della campagna elettorale, non è da escludere. Ma questa sarà conseguenza di un ragionamento più complesso, che io sto portando avanti». Un “ragionamento” che innervosisce e in parte divide anche il Pd. A chi gli chiede cosa pensi dell’intervista del leader centrista, Pier Luigi Bersani risponde piccato: «Nella vita ognuo fa quello che vuole. Casini farà ciò che vuole, e noi faremo ciò che vogliamo. Già faccio fatica a sapere quello che farò io tra un anno...». Il segretario del Pd, che ieri è andato a Palermo per sostenere la candidatura di Rita Borsellino e lanciare “Destinazione Italia”, l’iniziativa del partito nazionale messa a punto in vista delle elezioni amministrative, nei prossimi giorni sarà a Milano e Roma, poi in Liguria, in Toscana e in altre regioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA