14 febbraio 2012 —
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Massa
di Gabriele Rizzardi wROMA «Sulla riforma del mercato del lavoro serve un accordo valido tra governo e parti sociali». Alla vigilia del nuovo incontro tra il ministro del Welfare, Elsa Fornero, i sindacati e la Confindustria, fissato per domani a palazzo Chigi, Giorgio Napolitano dice di non voler «interferire» nella trattativa ma poi ricorda che la coesione sociale «non equivale all’immobilismo ma alla massima intesa per il cambiamento e le riforme» e invita Cgil, Cisl e Uil a concepire la riforma «in funzione di un accrescimento della produttività che, purtroppo, in Italia è stagnante da molti anni». Il monito del capo dello Stato parte al termine del colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica federale tedesca, Christian Wulff, che invita il Professore ad andare avanti sulla riforma del lavoro: « L’Italia di Monti piace alla Germania, purché... non molli». Poi la scena si sposta a villa Madama dove Monti offre all’illustre ospite tedesco un pranzo al quale partecipano anche Susanna Camusso, Raffaele Bonanni , Luigi Angeletti e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Ed è difficile immaginare che non si sia parlato della riforma dell’articolo 18 e del presunto accordo raggiunto con la Cgil. Il confronto tra il governo e i sindacati è vicino a una svolta? «L’incontro segreto Monti-Camusso non mi fa né caldo né freddo, basta che le discussioni e le proposte siano trasparenti» risponde il leader della Cisl, Bonanni. La mediazione è diffcile anche perché la Cgil, che è il più grande sindacato italiano, deve fare i conti con la resistenza di una parte dei suoi iscritti e soprattutto con la Fiom, che contro possibili modifiche all’art. 18 si prepara allo sciopero generale (la data non è stata ancora fissata ma la protesta dovrebbe partire agli inizi di marzo). Ed è in questo scenario che Monti prova a stringere i tempi per arrivare rapidamente ad un accordo. Anche per questo nei prossimi giorni vedrà Bersani, Casini e Alfano, forse anche per parlare di liberalizzazioni, provvedimento sul quale il governo sembra comunque pronto a porre la questione di fiducia. Proprio ieri il presidente del Senato, Renato Schifani, ha invitato il presidente della commissione ad esercitare una «scrupolosa e rigorosissima valutazione dell’ammissibilità degli emendamenti» e ha rivolto un appello ai gruppi parlamentari affinchè ritirino i “doppioni”. Su 1770 emendamenti ce ne sono infatti ben 530 identici. L’invito ad accorciare i tempi preoccupa il capogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, che chiede di non «comprimere» l’esame parlamentare. Laconica la risposta di Schifani: «Credo che il momento del Paese e la strategicità di questo decreto meritino anche qualche sacrificio...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA