05 febbraio 2012 —
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sezione: Grosseto
di Lorenzo Santorelli wROCCASTRADA «Le sentenze le decidono i tribunali, non i media. Chi vi si rivolge è un disperato, consapevole che la causa è persa. Alla fine la bambina tornerà in Germania». «E' inutile che i magistrati tedeschi emettano sentenze finché i giudici italiani non si saranno pronunciati sulla competenza giuridica». Come specchi ustori, gli avvocati dei genitori della piccola Jasmin si riflettono vicendevolmente le accuse per seccare le argomentazioni della controparte. Stavolta a sferrare per primo l'attacco è uno dei legali di Rainer Peplow, il 56 enne padre tedesco che ha chiesto alla pretura di Kempten l'affidamento della bambina di otto anni nata nel nostro paese. Bersagli dei suoi strali sono sia la madre, Parisa Areefi-Doost, 42enne originaria iraniana ma cittadina italiana residente a Roccastrada, sia il suo legale Laura Cossar del foro di Milano: «Il loro comportamento non è tollerabile – accusa Bernd Oostenryckil da Monaco di Baviera – l'avvocato aveva detto di volerci incontrare a metà strada e invece è andata in televisione a dire menzogne». Al primo punto della lista della discordia c'è il ruolo dello Jugendamt. l'’ufficio di sorveglianza della gioventù della Germania. Oostenryckil premette risentito che «è vergognoso parlare di una legge nazista e giocare con i trascorsi bui della nostra storia», per poi addentrarsi nei meandri giuridici della questione . «Non è vero che lo Jugendamt vuole portare Jasmin in una casa familiare, anche perché non è mai stato inserito nella lite familiare come parte. Lo Jugendamt è solamente stato sentito dalla pretura di Kempten per un parere, ovvero se i diritti della bambina sarebbero dovuti esser rappresentati da un avvocato e il tribunale ha deciso in questo senso». «Loro giocano sull'equivoco che lo Jugendamt è un servizio sociale che ha fornito un avvocato per la bambina – controbatte Cossar - peccato che i curatori dei bambini si nominano quando il padre e la madre non hanno capacità genitoriali, quindi non è questo il caso». Cossar, che sta preparando un dossier da consegnare al Parlamento europeo sul caso di Jasmin e sul ruolo dello Jugendamt, sottolinea come non sia mai accaduto «che il curatore minorile abbia disposto che il minore non deve rimanere in Germania. Hanno convocato Parisa con documenti in tedesco e questo la dice lunga sul loro interesse ad averla nel processo». In più «fu lo stesso padre a dire alla mia assistita di essersi rivolto allo Jugendamt». Oostenryckil però non indietreggia di un centimetro e dopo aver tratteggiato antropologicamente Paeplow, «è un ex sessantottino proveniente da una famiglia liberale, trovo scandaloso associarlo a Goebbels e Himmler», si dice convinto che «sarà meglio che Jasmin lasci Roccastrada dove è diventata parte di una storia falsa ed oggetto di una madre egoista. Siamo sicuri che tornerà in Germania dove può essere una semplice bambina e la aspettano l´amore del papà e della sua famiglia». Una certezza granitica che Cossar invece frantuma in mille pezzi. «Il provvedimento di sospensione del Tribunale dei minori, che è stato trasmesso sia al tribunale di Grosseto sia all'autorità centrale sarà in vigore fino a quando non saranno terminate le indagini dei servizi sociali. Poi dovrà essere la magistratura italiana a doversi esprimere sulla competenza in base alla residenza abituale della bambina». ©RIPRODUZIONE RISERVATA