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«Il governo può far ripartire la Breda»

 di Marta Quilici wPISTOIA «Per Breda siamo in una situazione talmente critica, quasi paradossale, che se si acquistano nuove commesse si rischia di aggravare il già pesante deficit accumulato negli ultimi anni». All’indomani dell’incontro in Regione con l’amministratore delegato di AnsaldoBreda Maurizio Manfellotto, il sindaco Renzo Berti punta l’attenzione su alcune criticità della situazione di AnsaldoBreda. «Ho avuto due occasioni importanti di confronto con Manfellotto – spiega Berti – quella a Roma, insieme al sindaco di Napoli De Magistris, e quella di Firenze con il governatore Rossi e la presidente della Provincia, Federica Fratoni. Il quadro di Breda che ne è emerso è davvero serio: l’azienda se non avesse avuto finora il sostegno economico di Finmeccanica, e quindi dello Stato, sarebbe fallita. Ansaldo Breda ha sulle spalle un deficit, accumulato in sei anni, di circa un miliardo di euro e una perdita annua che va da 100 a 200 milioni di euro». Per risolvere la situazione la prima mossa utile parrebbe quella di far entrare nuovi ordini e, conseguentemente, nuovo lavoro. In realtà il quadro è molto più complesso: «In una situazione come quella di AnsaldoBreda pare rischioso acquistare nuove commesse, perché potrebbero aggravare il deficit. I costi di gestione sono al momento di gran lunga superiori a quelli di mercato. La principale responsabilità di tutto ciò non sta certo in una scarsa produttività dei lavoratori, ma in un’organizzazione, una politica di acquisti e un management inadeguati. Durante questi ultimi incontri Manfellotto ha fatto capire di essere consapevole di questa situazione e ha espresso buoni propositi per cercare di risolverla. Ma è vero anche che da quando sono sindaco è il quarto manager che vedo arrivare alla guida di AnsaldoBreda. Speriamo che questa volta si riesca davvero a cambiare le cose». Su Pistoia, inoltre, pesa un altro fattore, come spiega Berti: «È l’aver concentrato nello stabilimento di via Ciliegiole la produzione dei treni in cui si hanno molti più problemi che sulle metropolitane. La commessa per la Danimarca è forse il caso peggiore: a fronte di una previsione di investimento di 450 milioni di euro, l’ordine è finito per costare più del doppio». Adesso c’è da agire su due versanti: «Per prima cosa – continua il sindaco – l’azienda deve tornare ad essere competitiva. I costi di produzione sono al momento altissimi. Oltre a puntare a un portafoglio ordini più ricco, è necessario sviluppare dei progetti e una funzionalità in linea con le aspettative del mercato. La seconda prerogativa sta nella politica nazionale: come città abbiamo rivolto un appello al Governo, rilanciato anche dalla Regione. Non abbiamo alcuna intenzione di tendere la mano per avere politiche assistenziali; chiediamo investimenti e progetti a lungo termine. Bisogna che il governo creda nell’importanza del ferroviario. Non solo per l’alta velocità, importante anche per Breda, ma pure per i treni regionali. Le tratte locali, peraltro, avrebbero bisogno in tutta Italia i nuovi mezzi. Perché non puntare poi su un polo tecnologico nazionale, come già è stato fatto su scala regionale? Bisognerebbe pensare infine a riportare in azienda la produzione dei treni per la Danimarca affidata in maniera illogica a stabilimenti esterni». ©RIPRODUZIONE RISERVATA