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Il ministro non riceve i lavoratori Breda

 ROMA. Soddisfazione per il successo dello sciopero arrivato al 90% delle adesioni in via Ciliegiole, stanchezza per una nottata passata in pullman,amarezza per il rifiuto da parte del ministro allo sviluppo economico Corrado Passera di ricevere una delegazione degli operai del settore ferroviario. E anche rabbia la situazione di precarietà e di incertezza per il futuro di un’azienda che conta in provincia 850 addetti diretti, oltre 300 maestranze dell’indotto interno e decine di aziende la cui esistenza è legata a doppio filo ad AnsaldoBreda.
 Sono tanti e contrastanti i sentimenti che i circa trecento lavoratori pistoiesi di AnsaldoBreda si sono portati appresso al ritorno dalla manifestazione di ieri mattina a Roma.
 La protesta è stata organizzata dai sindacati dei metalmeccanici di tutto il settore trasporti di Finmeccanica e non solo: migliaia di lavoratori ieri mattina si sono dati appuntamento in piazza Santi Apostoli a Roma: centinaia gli operai dell’AnsaldoBreda di Napoli, Reggio Calabria e Palermo, di Ansaldo Sts, di Firema. L’obiettivo del presidio era ottenere un incontro con il ministro Passera.
 Obiettivo purtroppo fallito: «Il ministro - spiega Nicola Riva, segretario Fiom Pistoia - non ha dato la sua disponibilità ad incontrarci, ma noi continuiamo ad aspettare una convocazione da parte del nuovo Governo che deve dare delle indicazioni chiare su cosa intende fare con AnsaldoBreda e con il settore ferroviario. Il primo dicembre si riunirà il consiglio di amministrazione di Finmeccanica: noi speriamo che il nuovo governo faccia tabula rasa degli attuali dirigenti del gruppo. Speriamo in una convocazione dopo il primo di dicembre».
 Il pericolo da scongiurare per Breda è la vendita, annunciata più volte dall’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi e confermata, la scorsa settimana, nella presentazione del piano di riassetto della holding del Ministero del Tesoro. Orsi vorrebbe cedere una parte della società a un partner estero (General Elettric, Alstom, Bombardier, tra le più probabili) per cercare di ripianare i debiti di AnsaldoBreda, rilanciarla e poi venderla al migliore offerente. A questa ipotesi si sono messi di traverso i sindacati, ma anche Comune, Provincia e Regione che ieri mattina erano presenti con i lavoratori a Roma.
 “AnsaldoBreda non si tocca, la difenderemo con la lotta”, “Ansaldo Breda non si vende”: questi alcuni dei cori intonati dal presidio dei lavoratori nella piazza romana.
 I trecento lavoratori pistoiesi sono partiti con sei autobus da via Ciliegiole alle 3.45 di ieri mattina. Sono arrivati a Roma alle 9, hanno attraversato il viale dei Fori Imperiali e si sono ricongiunti con i colleghi degli altri stabilimenti in piazza Santi Apostoli. Nessun corteo è stato autorizzato tra le vie romane: la giunta Alemanno ha vietato qualunque tipo di manifestazione nella capitale. Dal piccolo palco allestito in piazza si sono susseguiti numerosi interventi: «Abbiamo chiesto un incontro con il neoministro - ha gridato dal microfono Jury Citera, coordinatore dell’rsu pistoiese -, ma per ora non c’è stato concesso. Orsi non può permettersi di affermare che il settore ferroviario non è strategico per l’Italia: Finmeccanica sta facendo delle scelte sbagliate e a pagarle siamo soltanto noi lavoratori». Dal palco è interventuto anche Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim: «Il settore ferroviario in Italia fattura 3,6 miliardi di euro, ha 14mila dipendenti diretti e 30mila dell’indotto: il Governo vuole davvero rinunciare a queste cifre? Quello appena passato ha tagliato del 70% il trasporto locale e anche per questo è corresponsabile di questa crisi». Massimo Masat, Fiom nazionale, ha chiamato in causa anche Trenitalia: «Deve avere un ruolo nel rilancio del settore». Era presente anche il segretario generale del Fiom, Landini.
- Marta Quilici