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Nuovo Centro, la Wass tira il freno Finmeccanica in mezzo alla bufera

 LIVORNO. Arriva da Pistoia il campanello d’allarme per il destino della Wass (ex Whitehead), la fabbrica di siluri che ha il quartier generale di fronte allo svincolo di Salviano della Variante Aurelia. L’ha suonato il segretario dei metalmeccanici Cgil pistoiese di fronte agli operai del colosso AnsaldoBreda, infuriati e in sciopero: nel piano di riassetto della capogruppo Finmeccanica, - spiega Nicola Riva, segretario Fiom - «non si parla di alcune dismissioni che, invece, l’amministratore delegato di Finmeccanica ha annunciato all’indomani: di punto in bianco sembra voglia disfarsi della Wass di Livorno (siluri), OtoMelara di La Spezia (blindati), di AnsaldoMenariniBus e della fiorentina Super Selex».
 “Disfarsi” è da tradurre come vendere. Ma, ascoltando altre fonti, potrebbe trattarsi invece di qualcos’altro: da un lato, la ricerca di partner industriali in Europa, magari per rimettersi sulla pista dell’alleanza con i francesi Thales e Dcns; dall’altro, l’ipotesi di aggregare (per poi vendere?) le controllate italiane, e allora sarebbe probabile il matrimonio con OtoMelara nel segno delle produzioni militari.
 Il caso Wass approda ora in consiglio comunale: in forma soft, ma come segnale politico d’attenzione. Anche perché: 1) con 400 dipendenti e altrettanti nell’indotto, la Wass è ormai una delle principali realtà occupazionali della città; 2) è dentro il Nuovo Centro, che già soffre del ritardato trasferimento del deposito Atl e del mancato arrivo di Ikea.
 Parla Russo (Pdl). Il resoconto intermedio di gestione di Finmeccanica (di cui fa parte Wass) ha un passivo che supera i 760 milioni di euro conseguente calo azionario del 14%): è da qui che parte il consigliere Pdl Roberto Russo «preoccupato per le necessarie dismissioni, per oltre un miliardo di euro, annunciate dal gruppo». La preoccupazione riguarda soprattutto l’ampliamento dello stabilimento di via del Levante, autorizzato dal Comune nell’operazione Nuovo Centro. Un investimento, conferma oggi l’assessore Bruno Picchi, che ha già subito un forte rallentamento e ormai rischia di saltare.
 Era stata la stessa azienda - ha ricordato ieri in apertura deI consiglio il capogruppo Pd, Massimo Gulì - a chiedere aiuto al Comune per ampliare stabilimento e raggio di azione. Nella scorsa legislatura è stata fatta una variante perché lì non era previsto l’ampliamento. Ma le licenze non sono mai state ritirate».
 Picchi: occhi puntati. L’assessore Bruno Picchi chiarisce che il Comune «tiene d’occhio la situazione dal febbraio dello scorso anno. Con parecchi incontri con i vertici del gruppo, anche per capire quali intenzioni avessero rispetto agli impegni assunti».
 Pochi mesi fa, sono partiti i lavori per urbanizzare l’area del futuro Nuovo Centro, tra Coteto e la Scopaia. Picchi ha riferito che alle sollecitazioni del Comune l’amministratore delegato di Wass ha risposto che «stiamo valutando con doverosa premura le procedure amministrative e le conseguenti obbligazioni». «Colgo l’occasione - continua la nota - per sottolineare come la difficile congiuntura legata alle note difficoltà incontrate sui mercati internazionali ha da tempo costretto Wass a focalizzare la propria attenzione sul mantenimento dei livelli occupazionali dello stabilimento livornese».
 La “testa” nella tempesta. Finmeccanica sconta due guai nella cabina di comando. L’una: è un ciclone l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il potentissimo numero uno, Pierfrancesco Guarguaglini, 74 anni, livornese di Castagneto (e con lui la moglie, che guida la controllata Selex). L’altra: all’attacco del “castello” del suo potere è stato inviato da aprile il nuovo amministratore delegato Giuseppe Orsi. A complicare lo scenario è il fatto che, con la fine del governo Berlusconi, sono saltati gli sponsor politici di entrambi.
 Annata da incubo. Lotta di potere a parte, Finmeccanica si è trovata a fare i conti con i conti in profondo rosso e una quotazione di Borsa che martedì ha avuto un tonfo del 20% (e appena sei mesi fa era su standard che valevano il triplo di adesso). Pure per la Wass la crisi internazionale marca uno stop: molte Marine militari tirano la cinghia e comprano meno siluri.
 Arriva l’euro-big. Proprio questo deve aver spinto l’azienda ad agguantare al volo l’opportunità che le istituzioni locali le hanno dato per guardare anche a nuovi settori civili: il monitoraggio anti-inquinamento, ad esempio. E qui la Wass, che conta su un’alta percentuale di laureati, mostra il lato buono sul fronte della ricerca scientifica: sabato prossimo la Commissione europea spedisce a Livorno un altissimo euro-dirigente come Dirk Ahner, che a Bruxelles è numero uno della Direzione politiche comunitarie. Visiterà sia lo stabilimento di via del Levante che lo Scoglio della Regina, dove la Wass in tandem con la Scuola Sant’Anna sta lavorando a un robot-acchiappainquinamento.
- Juna Goti   Mauro Zucchelli

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