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Wi-fi gratis? Ecco perché si può fare anche qui

 il candidato presidente del Consiglio Silvio Berlusconi arrivò a firmare un “contratto con gli italiani” che poi non onorò neppure in minima parte. Alle elezioni del 2006 e del 2008 pochi gli chiesero ragione di quelle promesse mancate. Ora, nell’interminabile crepuscolo del berlusconismo, torna invece a essere nozione comune che un conto è attribuire fittiziamente alla propria parte politica il monopolio della “cultura del fare”, un conto è “fare” davvero. E diventa richiesta collettiva che le parole descrivano la realtà, segnalino i problemi, delineino le soluzioni realizzabili.
 Il “fare” pubblico deve migliorare la vita di tutti i cittadini. Lunedì scorso, ad esempio, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, è andato in Toscana per rendere operativa l’adesione di Firenze, Prato, Pistoia e Grosseto al progetto Free Wi-Fi Italia, di cui è promotore. Nel suo programma elettorale, nel 2008, aveva scritto che l’amministrazione avrebbe sviluppato una rete di hot spot wifi gratuiti nella capitale e nei centri minori della provincia. Nulla si diceva, in quel programma, del resto d’Italia. Né si poteva dire. Dopo tre anni, però, i luoghi pubblici della provincia di Roma da cui si accede a Internet senza pagare sono 760, con oltre 137 mila iscritti al servizio e un bacino potenziale di milioni di utenti. Gli hot spot sono in gran parte all’aperto, in piazze, vie, aree turistiche, spiagge libere, tribunali, stazioni, musei, ma si stanno via via aggiungendo università, ospedali, scuole superiori e un numero crescente di esercizi, bar, ristoranti, pizzerie. Un eccezionale successo.
 E’ stato il primo passo. Dopo aver verificato di persona - da quando è tra gli esponenti più in vista del Pd, Zingaretti è spesso in viaggio - che iniziative analoghe sono già partite o in progetto in altre aree del paese, ha avuto l’idea di metterle insieme, realizzando con Free Wi-Fi Italia il federalismo digitale: che, contrariamente a quello di Bossi, funziona subito e mette in circolo energie nuove.
 Le chiavi di volta sono state il riconoscimento e la certificazione reciproci degli utenti dei servizi federati: grazie a un server centrale, da novembre scorso un iscritto al wifi romano che si trova a Venezia o un cagliaritano in trasferta a Roma possono, dagli hot spot locali, accedere alla rete senza doversi registrare, inserendo le proprie credenziali. I primi a sposare il progetto Free Wi-Fi Italia sono stati infatti il Comune di Venezia e la Regione Sardegna. A Venezia è attiva da due anni, con eccellenti risultati, la rete Cittadinanza Digitale, basata su fibra ottica e wireless. L’isola, invece, è stata ampiamente digitalizzata nei cinque anni della presidenza Soru e ha successivamente lanciato il programma SurfinSardinia.
 Le province di Firenze, Prato, Pistoia, Grosseto e Gorizia sono pienamente attive in Free Wi-Fi Italia, così come i comuni di Torino e Genova. Altre province e comuni, tra cui Bari, Napoli, Udine, Rosignano, Lamezia Terme, si stanno attrezzando. Se un comune non ha ancora un proprio servizio wifi, può progettarlo con il kit messo a disposizione dalla Provincia di Roma e poi firmare l’accordo di collaborazione sulla Cittadinanza Digitale, che di fatto significa l’ingresso nella federazione.
 Tutto talmente semplice da sembrare banale. Invece, realizzare qualcosa di questo genere in Italia oggi è impresa non da poco. Un’impresa che ci regala un filo di speranza.
- Claudio Giua