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Odore di tangenti sugli affari della Wass

 LIVORNO. Per ora è solo un sospetto. L’odore che emanano le telefonate fatte da Filippo D’Antoni, direttore commerciale della Wass, l’azienda livornese produttrice di sistemi per la difesa (soprattutto siluri), è quello inconfondibile delle tangenti. Tangenti pagate a politici e militari di Paesi esteri per aggiudicarsi le forniture di sistemi per la difesa. Un sospetto - quello della corruzione - messo nero su bianco dai magistrati napoletani Vincenzo Piscitelli e Henry Woodcock nelle carte depositate al tribunale del riesame di Napoli. I due procuratori stavano indagando su Marco Milanese, il parlamentare braccio destro del ministro Tremonti, e sulle nomine in Finmeccanica quando hanno rinvenuto un nuovo filone giudiziario.
 Decine le pagine che fanno riferimento alla «pratica, da parte dei rappresentanti delle società di Finmeccanica, di corrompere i rappresentanti dei governi esteri per potersi aggiudicare le gare». Un sistema, dunque, non esclusivo di Wass ma di un po’ tutte le aziende del gruppo, uno dei pesi massimo dell’economia nazionale, con 15 miliardi di fatturato e 70mila dipendenti.
 Filippo D’Antoni, in questi giorni al lavoro negli uffici romani di Wass ma spesso anche a Livorno, genero del presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, al momento non risulta indagato. Il suo nome ricorre più volte nei verbali dell’inchiesta. Vi ricorre soprattutto sotto il capitolo «vendita di prodotti di diverse aziende Finmeccanica a soggetti esteri in cambio di pagamenti e transazioni illecite».
 D’Antoni è stato intercettato mentre parla con manager e consulenti. Tra gli episodi citati, una conversazione con Roberto Condito e Andrea Cimador, consulenti, «nella quale si fa esplicito riferimento ad apertura di conti presso una banca svizzera a Lugano da parte di D’Antoni e al transito su di essa di soldi bonificati da altro istituto elvetico». Secondo i pm di Napoli la sequenza delle telefonate «non lascia dubbi sulla illiceità dell’operazione posta in essere da D’Antoni, Cimador e Condito».
 Il direttore commerciale di Wass parla anche con tale «Mauro», che gli chiede dei pagamenti «bloccati oltre cortina» e della necessità di una compensazione. Seguono due telefonate, nelle quali D’Antoni parla con un ammiraglio che utilizza un’utenza con prefisso francese. L’ammiraglio a un certo punto dice che «al momento soldi in più non se ne possono dare» e poi «che qualunque iniziativa sarebbe controproducente e che ci sarà modo per recuperare in altre occasioni».
 Ad insospettire i magistrati è anche l’uso, nelle conversazioni intercettate, «di nomi in codice per riferirsi a pagamenti già effettuati o ad altre richieste di denaro effettuate durante la trattativa per la fornitura dei prodotti». E qui i pm chiamano in causa la Wass. Nelle telefonate si parla spesso di «oliare» i contratti esteri, e si usa un linguaggio ambiguo come «aprire un ristorante», «pagare i coperti», «pagare un altro pranzo».
 «Le telefonate mostrano come i rappresentanti delle società del gruppo Finmeccanica siano in grado di condizionare le gare svolte all’estero, mediante contatti con alti rappresentanti dei governo, fino a capovolgerne gli esiti già decisi. Evidente» scrivono i pm «che il ricorso alle figure mascherate quali il Tunchetto, il dottore, l’infermiere nasconde contatti di alto livello e verosimilmente prezzolati».

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- Cristiano Meoni