24 settembre 2011 —
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sezione: Livorno
LIVORNO. Per ora è solo un sospetto. Lodore che emanano le telefonate fatte da Filippo DAntoni, direttore commerciale della Wass, lazienda livornese produttrice di sistemi per la difesa (soprattutto siluri), è quello inconfondibile delle tangenti. Tangenti pagate a politici e militari di Paesi esteri per aggiudicarsi le forniture di sistemi per la difesa. Un sospetto - quello della corruzione - messo nero su bianco dai magistrati napoletani Vincenzo Piscitelli e Henry Woodcock nelle carte depositate al tribunale del riesame di Napoli. I due procuratori stavano indagando su Marco Milanese, il parlamentare braccio destro del ministro Tremonti, e sulle nomine in Finmeccanica quando hanno rinvenuto un nuovo filone giudiziario.
Decine le pagine che fanno riferimento alla «pratica, da parte dei rappresentanti delle società di Finmeccanica, di corrompere i rappresentanti dei governi esteri per potersi aggiudicare le gare». Un sistema, dunque, non esclusivo di Wass ma di un po tutte le aziende del gruppo, uno dei pesi massimo delleconomia nazionale, con 15 miliardi di fatturato e 70mila dipendenti.
Filippo DAntoni, in questi giorni al lavoro negli uffici romani di Wass ma spesso anche a Livorno, genero del presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, al momento non risulta indagato. Il suo nome ricorre più volte nei verbali dellinchiesta. Vi ricorre soprattutto sotto il capitolo «vendita di prodotti di diverse aziende Finmeccanica a soggetti esteri in cambio di pagamenti e transazioni illecite».
DAntoni è stato intercettato mentre parla con manager e consulenti. Tra gli episodi citati, una conversazione con Roberto Condito e Andrea Cimador, consulenti, «nella quale si fa esplicito riferimento ad apertura di conti presso una banca svizzera a Lugano da parte di DAntoni e al transito su di essa di soldi bonificati da altro istituto elvetico». Secondo i pm di Napoli la sequenza delle telefonate «non lascia dubbi sulla illiceità delloperazione posta in essere da DAntoni, Cimador e Condito».
Il direttore commerciale di Wass parla anche con tale «Mauro», che gli chiede dei pagamenti «bloccati oltre cortina» e della necessità di una compensazione. Seguono due telefonate, nelle quali DAntoni parla con un ammiraglio che utilizza unutenza con prefisso francese. Lammiraglio a un certo punto dice che «al momento soldi in più non se ne possono dare» e poi «che qualunque iniziativa sarebbe controproducente e che ci sarà modo per recuperare in altre occasioni».
Ad insospettire i magistrati è anche luso, nelle conversazioni intercettate, «di nomi in codice per riferirsi a pagamenti già effettuati o ad altre richieste di denaro effettuate durante la trattativa per la fornitura dei prodotti». E qui i pm chiamano in causa la Wass. Nelle telefonate si parla spesso di «oliare» i contratti esteri, e si usa un linguaggio ambiguo come «aprire un ristorante», «pagare i coperti», «pagare un altro pranzo».
«Le telefonate mostrano come i rappresentanti delle società del gruppo Finmeccanica siano in grado di condizionare le gare svolte allestero, mediante contatti con alti rappresentanti dei governo, fino a capovolgerne gli esiti già decisi. Evidente» scrivono i pm «che il ricorso alle figure mascherate quali il Tunchetto, il dottore, linfermiere nasconde contatti di alto livello e verosimilmente prezzolati».
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Cristiano Meoni